Comeback Kid – Trouble

Recensione dell’EP “Trouble” (SharpTone Records, 2024) dei Comeback Kid. A cura di Andrea Vecchio.

Dopo un annetto di silenzio, il gruppo idolo di tutti i poser e Nike addicted che hanno calcato i pit nei primi anni 2000 torna ad affacciarsi sulle scene mondiali. I Comeback Kid sono i capostipiti di un genere, è impossibile negarlo. Ma il loro è stato, sin dagli inizi, un non-genere. “Modern hardcore”, lo chiamavano, perché “hardcore melodico” risultava troppo offensivo nei confronti del filone californiano del punk anni ’90. Non è mai stato tamarro e non è mai stato impegnato. Non ha mai avuto le caratteristiche dello screamo e non è mai stato old school. Piaceva e basta, come per inerzia. Senza esporsi, senza rischiare. 

Questo loro nuovo EP intitolato “Trouble” è qui a confermare questa teoria. Singalong che coprono inutili assoli, batteria fermentata, cori su giri a metà tra il punk rock liceale e il crossover. Disruption, il secondo brano su quattro del disco, è la summa di tutto ciò. All’epoca, ricordo, provai ad ascoltare il tentativo su Victory di “Wake the Dead”, ma salvo sparuti episodi come Our Distance o Falling Apart, della musica mi rimase ben poco. 

Il fatto è che i Comeback Kid sono invecchiati, e pure male. Non si tratta di uno di quei ritorni di fiamma che, in un modo o nell’altro, i fan accettano, prendendo gli artisti per ciò che erano ed apprezzandone lo sforzo. Loro ci credono ancora, nel loro modo di intendere l’hardcore. È questo il tratto più agghiacciante, forse, di “Trouble”

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