Cor Veleno – Fuoco sacro
Recensione del disco “Fuoco sacro” (Cor Veleno/Ada Music Italy, 2024) dei Cor Veleno. A cura di Riccardo Milasi.
Album che celebra i 50 anni dell’Hip Hop.
“Fuoco sacro” (2024) per Cor Veleno non bada ad allegorismi novecenteschi di alcuni tipo, diventa conto, fattura, dai testi alle collaborazioni. Resoconto della scena romana, che da fomento provinciale diventa desiderio capitale di un paese combattuto tra odi e amori.
Cor Veleno al 31esimo anno di fatiche, storia tra le più longeve nel panorama italiano. Respira e alita caldamente al suo pubblico con il suo Hardcore hip-hop, con varianti più soleggiate. Settimo esercizio di stile, realizzato senza remore e come al solito senza filtri. Ulteriore dichiarazione di quanto sia importante e vitale dire la propria in una modalità a cui solo il rap e la cultura che c’è dietro si può dedicare. Roma sulla pelle è tributo ad una città e alla sua eterna evoluzione cui ci si affeziona, con amore ed un tocco di nostalgia.
“Muoversi muoversi per mettersi al centro” da Finale Chimico con Ela A, dove lo spessore delle parole ha bisogno di più toner e allo stesso tempo ascolti su ascolti, sia con la testa che col cuore. Pallottole sull’amore, con Fabri Fibra che sprigiona ancora una volta nuova energia, esperienza millenaria, da condividere attraverso il suo sound vocale e timbrico, unico. Per conclude con In piedi feat. Inoki, dove le parole diventano verbo e il gesto azione di fronte ad una società bannata e sempre più oscura.
Feat. d’annata quasi fossero vini, sbalzi termici: “Fuoco sacro” raduna ancora una volta la voce del popolo sotto il grido di giustizia e quotidianità, in cui ogni particolare ha la sua importanza, partendo dalla cultura dell’oggetto a quella delle virtù sentimentali di un mondo inascoltato e avvolto nella nebbia, dove sopravvivenza si trasforma in parola chiave.
Degna celebrazione di una crew che non sbiadisce col tempo.




