Bleachers – Bleachers

Recensione del disco “Bleachers” (Dirty Hit, 2024) dei Bleachers. A cura di Riccardo Milasi.

Quarta fatica della band newyorkese Bleachers, pilota il nostro ascolto verso una spensieratezza audio e visiva, dove il passato diventa presente senza troppi problemi e dove allo stesso tempo si è alla ricerca di una forma di evasione dal proprio io e dal mondo che ci sta attorno.

Opera corale che ricorda molto serenità bambinesche, anche troppo. Dove il gioco è al centro e lo schema o l’oggetto dell’album non è messo a fuoco da testi che galleggiano nel qualunquismo sociale, e forse non hanno neanche il dovere e l’effettivo intento di toccare o almeno affascinare.

Jack Antonoff frontman, fornisce una performance tutt’altro che scontata, in una versione indie del country americano, disco fine e sottile, tutt’altro che indie. Malinconico e nostalgico “Bleachers” prodotto da Dirty Hit, solo dopo qualche ascolto risale la china dalla didascalità avanzata a livello, riversando l’esplorazione in quello che la band produce attraverso sonorità miscelate a dovere, come un buon New York sour, dove da padrone la fa il Rey Whiskey rispetto allo sciroppo e che va sorseggiato senza troppa fretta, rimanendo sempre in quella terra in cui molti ci vedono un sogno e molti altri quel sogno già lo cavalcano ovattati rispetto al contesto attuale che richiede più azione.

A ritmo le sole tracce di Modern Girl e Tiny Moves che regalano un po’ di sprint ad un album riuscito a metà, ravvivando atmosfere più empatiche.

Il Re Mida dell’indie 2000 questa volta fa cilecca.

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