Dustin Kensrue – Desert Dreaming
Recensione del disco “Desert Dreaming” (BMG, 2024) di Dustin Kensrue. A cura di Haron Dini.
Quando si parla di Dustin Kensrue da solista ci troviamo davanti ad una musica che è al di fuori del contesto Thrice, ed è un bene. Se da un lato troviamo una band che si è consolidata oggi con solidissimo alternative rock, qui invece troviamo altro pane per i nostri denti. La musica di Dustin si è sempre diversificata in tanti stili, sfidando il pregiudizio dei fan che lo conoscono più nel contesto della band di appartenenza e proponendo un qualcosa che non è per niente una ripetizione di tutto quello che l’artista ha portato nel panorama post – hardcore moderno. Dustin nel privato mette in gioco fede, pensieri, esperienze e tante altre storie ancor più personali, sfaccettate e stratificate. In questi casi cambia anche la musica, cambia l’approccio e cambia anche la visione delle cose.
“Desert Dreaming“, in uscita oggi per BMG, arriva a nove anni di distanza da “Carry the Fire“, otto se vogliamo contare anche il live cover album “Thoughts that Float on a Different Blood” (registrato alla Constellation Room di Sant Ana, in California) con una nuova formazione, con Seth Richardson al basso, Abe Levy alla steel guitar e James McAlister alla batteria. Dustin in questo lavoro percorre un viaggio iniziatico passando per tutti i deserti del sud degli States, Texas, California e Sedona per poi arrivare all’ultima meta obiettiva, ovvero la Death Valley, il fulcro dell’album. Questo viaggio musicale trasmette all’ascoltatore tutta l’atmosfera di quelle zone, dal caldo incessante fino alla polvere sospesa della terra rossa e arida, ma soprattutto lo scenario “western” di fine Ottocento e inizio Novecento. Qui l’artista sperimenta anche un genere che non aveva mai affrontato prima: l’alt country, destreggiandosi in vari stili musicali differenti come il bluegrass, il cajun e l’honky-tonk, trasmettendo ancor di più l’immedesimazione di quelle terre.
Il disco si apre con Death Valley Honeymoon, nonché primo singolo estratto e vede la partecipazione di Cat Clyde. In questo brano di apertura viene raccontata la storia di come i nonni di Dustin si sono incontrati, ripercorrendo la loro improbabile luna di miele nella Death Valley. Un testamento di amore che diventerà un canto popolare tipico del country, accompagnato dalle chitarre acustiche e reso con una straordinaria interpretazione sia al maschile che al femminile dei due innamorati.
Ci sono stati molti momenti mentre scrivevo in cui mi sentivo come se stessi canalizzando gli spiriti dei miei nonni, in un modo o nell’altro. Avere Cat che cantava i versi di mia nonna nella canzone mi ha davvero portato a casa, e lei ha fatto un’interpretazione assolutamente eccellente. Invece l’attore che interpreta mio nonno nel videoclip si è presentato sul set e ha fatto sussultare me e mia sorella quando abbiamo visto quanto stranamente il suo viso e il suo sorriso lo facessero assomigliare tantissimo a mio nonno.
Il diario di viaggio prosegue come uno scenario del sud-ovest americano, dove Dustin ritorna bambino e racconta la sua biografia attingendo alle proprie esperienze, in particolare quando ha visitato i suoi nonni nel “Sonoran Desert”, e qui le canzoni Treasure in ohe West, Western Skies e The Heart Of Sedona sono i capitoli principali di questo viaggio indietro nel tempo, rimbalzando tra ballate e danze più ritmate, suonate e cantate sempre in tonalità maggiore. Infine, l’artista conclude lasciando l’ultima meta, Santa Fe, e ritornando a casa e ripensando a quei deserti Dustin Kensrue termina la sua storia e quella della sua famiglia, rimettendo a posto i pezzi di esperienze che lo hanno cresciuto, cambiato e formato.
“Desert Dreaming” è un pellegrinaggio che parte dalla città e arriva alle lande desolate, luoghi dove altre persone hanno un modo di vivere la vita differente e rappresentano una cultura che racconta centinaia di anni di storia dell’America. Un album che probabilmente ai fan dei Thrice rimarrà indifferente, ma che agli appassionati del genere country (e ce ne sono) risulterà un lavoro pregevole, curato e ben confezionato. Una narrazione che lega infanzia, famiglia, educazione e tutto il sacro che lo circonda.




