Jane Weaver – Love in Constant Spectacle
Recensione del disco “Love in Constant Spectacle” (Fire Records, 2024) di Jane Weaver. A cura di Maria Macchia.
A distanza di tre anni dall’apprezzatissimo “Flock”, Jane Weaver torna sulle scene con il nuovo album “Love In Constant Spectacle”, il dodicesimo della sua carriera solista, pubblicato da Fire Records. Le fonti di ispirazione dell’artista britannica, in questo lavoro, attingono all’universo cinematografico ed in particolare al rapporto tra dialoghi originali, sottotitoli e traduzioni, in sintonia con l’idea che il linguaggio possa plasmare le percezioni e le esperienze umane, mentre le tematiche ricorrenti sono quelle della precarietà dell’esistenza, della scomparsa, della perdita, unitamente all’importanza dei sentimenti ed in particolare di un amore ricambiato come elemento essenziale per conferire senso al proprio vissuto.
Fondamentale nella realizzazione del full length è stato l’apporto del grande produttore John Parish, noto per aver lavorato con PJ Harvey, Tracy Chapman ed anche con la “nostra” Nada nel suo ultimo “La paura va via da sé se i pensieri brillano”. Così, se pure le fondamenta dello stile di Weaver restano evidenti – sezione ritmica pulsante ricorrente nella maggior parte delle tracce, ampio uso del pedale fuzz e dei sintetizzatori, tocchi di avanguardia – il tutto è amalgamato con soluzioni sonore che rendono le canzoni ancor più penetranti ed incisive.
L’opener Perfect Storm parte con un loop arpeggiato, quasi ossessivo, e si “allarga” con interventi di chitarra che risuonano come squarci di sereno per poi chiudersi con uno “stop”. Emotional Components solleva invece l’ascoltatore in una dimensione sospesa e quasi onirica; peculiare è il cantato, suadente ma a tratti sillabato, che conferisce alla scelta delle parole un carattere insolito, quasi esotico. La title track Love in Constant Spectacle vede la protagonista entrare in contatto con la natura e l’ambiente circostantealla ricerca della serenità, dell’amore ricambiato, dell’appagamento che le più piccole cose possono dare; l’atmosfera sembra progressivamente espandersi, con la ripetizione quasi ossessiva di “down, down, down”, fino all’assolo di chitarra finale sfumato (forse troppo presto). L’acustica Motif si apre invece con una chitarra pizzicata ed una vocalità dai toni sommessi alle quali poi si aggiungono delicati interventi di tastiera mentre, a seguire, The Axis and the Seed si caratterizza per un giro di basso che resta costante per tutta la durata del brano sul quale la voce, quasi ultraterrena, e gli echi intessono trame crepuscolari, fino alla chiusura strumentale di sapore psichedelico.
Romantic Worlds è poi un’elaborata canzone d’amore in cui intrecci di synth e chitarra evocano incontri occasionali destinati ad evolversi in relazioni più significative; l’io lirico si rivolge nuovamente in direzione della gioia per scoprirla in luoghi insoliti e negli aspetti apparentemente nascosti della vita. Univers vede la presenza della voce in primo piano e si gioca sul contrasto tra luce e ombra, felicità e dolore: “Don’t blame me, it’s the universe that’s wrong” recitano le liriche, a voler individuare il senso degli accadimenti, spesso incomprensibile. Family of the Sun chiude infine l’album con una nota malinconica, traendo ispirazione dalla musica della Comune di Parigi e dalle canzoni di protesta di Catherine Ribeiro; sono presenti anche riferimenti cinematografici, per stessa ammissione della cantautrice, che nelle liriche ha voluto alludere ad un film (non esplicitamente citato) la cui protagonista, rifuggendo la solitudine, è alla ricerca di corrispondenze e sincronicità per poi trovare conferma alle proprie aspettative, per una sorpresa del destino, negli eventi stessi. La traccia si conclude con un inaspettato finale strumentale.
“Love In Constant Spectacle” è un album dalle atmosfere oniriche e surreali, che dipinge foreste di simboli e panorami ultraterreni e che rappresenta una ulteriore tappa evolutiva nella carriera di Jane Weaver, artista visionaria capace di rappresentare nelle sue composizioni i variegati e multiformi paesaggi del proprio mondo interiore.




