Givre – Le Cloître
Recensione del disco “Le Cloître” (Eisenwald, 2024) dei Givre. A cura di Lucio Leonardi.
Quando scopri un’etichetta, in questo caso la Eisenwald, capace di catalizzare l’attenzione su di se grazie ad un roster qualitativamente importante (Fluisteraars, Iskandr, Agalloch, Turia, Uada, Afsky, ecc.), non puoi far altro che drizzare le antenne ogni qualvolta esca qualcosa di nuovo.
I Givre sono una band del Quebec, al terzo lavoro, che a dispetto di una proposta musicale per nulla originale si fanno carico di un’immaginario quantomeno singolare: sin dal primo album, grazie al lavoro da ricercatore del leader Jean-Lou David, hanno raccontato storie mistico religiose, in netta contrapposizione rispetto a ciò che vuole la tradizione di un genere come il Black Metal. In questo terzo lavoro ogni traccia parla di una di una santa, andando a descrivere il loro rapporto con Dio tramite il dolore e il martirio.
“Le Cloître” mette quindi in scena un susseguirsi di atmosfere plumbee che hanno nel post Black Metal le loro fondamenta, e anche se dicevamo che niente di nuovo brilla sotto il sole, la qualità di queste 6 composizioni è così alta da far dimenticare la nostra sempre accesa voglia del nuovo e mai sentito: metallo nero di primissima estrazione, che sa aprirsi in melodie mai banali, avvolgenti, emozionanti, in mid tempo, dal sapore post, ben studiate e ben inserite nel contesto, e da aperture che prendono il post rock e lo traslano al loro punto di vista.
Niente originalità, quindi, ma tanta personalità e qualità, che unite al contesto iconografico di cui si fa carico, fanno sì che questi Canadesi abbiano confezionato un lavoro talmente valido da annoverarsi tra le migliori uscite in ambito estremo e non.




