Ex-Otago – Auguri

Recensione del disco “Auguri” (Capitol Records / Inri-, 2024) degli Ex-Otago. A cura di Angela Denise Laudato.

Pare che qualcuno abbia detto che oggi, come non mai, ci sia bisogno di auguri. E di qualche rassicurazione, aggiungerei io. Ed ecco che, dopo ben 5 anni dal loro ultimo progetto discografico (durante i quali ha visto la luce, nel 2022, anche il progetto solista di Maurizio Carucci, “Respiro”) tornano gli Otaghi con i loro “Auguri”.

La parola auguri deriva del verbo latino augere, che vuol dire “accrescere”, “diventare grandi”. E, a mio giudizio, la band genovese è cresciuta con lo scorrere delle lancette; più consapevole del mondo, ancora più ampia e accogliente, come in un grande abbraccio. La parola auguri è una parola popolare, domestica, familiare. Profuma d’altri tempi, come la loro musica e, come quest’ultima, è quotidiana. Perché ogni giorno è una festa e vale la pena festeggiare.

Il nuovo album degli Ex-Otago ci racconta proprio di realtà quotidiane e in pieno stile cantautoriale e senza risparmiare tutti i chiaroscuri del vivere di ogni giorno: capitalismo, città invisibili, affitti, amore, ricordi, vite ordinarie di esseri straordinari. Nostalgia e ironia sono il centro dell’intero disco, dove sonorità pop giocose contrastano con con testi scomodi, mai banali. La magia è proprio questa: riuscire a ballare e cantare (ed esorcizzare!) tutte le paure attraverso la musica. E questo, gli Ex–Otago lo fanno da sempre e lo fanno bene.

Ad arricchire il disco troviamo anche alcune collaborazioni, diversi volti del pop italiano: Fabri Fibra, Olly e i Coma_Cose.

“Auguri” si srotola in dieci tracce. Si parte con Mi Sei Mancata (Quiete) e il suo smarrimento, che è lo smarrimento di ognuno di noi: “Come mi sei mancata / negli ultimi anni / mi sono sentito una barca / lontana dall’acqua”. Viviamo una vita sempre uguale e ogni giorno sembra sprecato nell’affanno di colmare il vuoto dell’assenza e della distanza, di stare alla larga dai ricordi – “vivere e bruciare tutte le giornate / non voglio avere ricordi perché fanno male / tagliano come lame le proprie giornate” – cullati dalle note del pianoforte. Si procede col sound caldo e il ritmo pop di John Fante (n.b. presente soltanto nel vinile!) A far sfondo al brano l’abbraccio di due anime che si sono riconosciute tra la folla: “quello che mi fa bruciare di te non sono gli occhi / ma la fragilità che trovo nei tuoi gesti / e la capacità di stare nei miei viaggi / che sono pure i tuoi”.

L’energico featuring con Olly, Non Credo Più a Niente, è un dialogo dance, con un synth potente che esplode nel ritornello. Si balla sulle sofferenze e sulle indifferenze, ci si interroga sulla vita e su tutte quelle domande scomode che non sempre riescono a trovare una risposta: “non è vero che non credo più a niente / ascolto solo ciò che è importante / per le mie arterie / o per le mie ansie / non è vero che non credo più a niente / ma sto lontano dalle macerie / dalle cattiverie”. Segue Esseri Speciali, ballad introspettiva sulla fragilità e la contraddittorietà degli esseri umani, cantata sottovoce. Un vero e proprio inno alla nostra umanità che deve esserci “prima dei numeri delle statistiche/ prima dei saldi e dei convegni/ prima dei lunedì e delle ferie/ prima di fare l’amore o di pretendere”.

Successivamente troviamo due ballad dream pop intime, profonde, malinconiche. Con te, primo singolo estratto, intreccia spaccati di quotidianità vissuti in due, sublimati dagli archi del ritornello e da un appassionato riverbero: “Ma che fortuna non essere morto prima / Di averti vista cucinare nuda / Di averti chiesto scusa / Na-na-na-na, che fortuna averti vista in piazza quella sera / Nella testa come una sirena / Nello stomaco una bufera”. Il mondo dei Coma_Cose si fonde con gli Otaghi in Soli e la solitudine viene gridata: “e abbracciami senza un perché/ in questo mondo che non ci capisce siamo soli / tanto sai / che siamo di quei soli che non tramonteranno mai”. Altro featuring è presente in Mondo Panico. Insieme a Fabri Fibra gli Ex-Otago cesellano una riflessione generazionale sulla difficoltà dell’esistenza precaria a cui siamo costretti: “Tranquillo è tutto normale / Siamo navi fuori dal porto / Troppo fragili per questo mondo / Ingranaggi di un motore rotto / In questo Mondo Panico”.

Segue la delicatezza de La Puzza Della Città e il suo cercare una senso di appartenenza, di rifugio. Sullo sfondo una metropoli caotica, in costante metamorfosi, troppe volte ostile – “I treni arrivano sempre in ritardo / Tu non richiami, chissà cosa ti ho fatto / Cade la pioggia, la scambio col mio battito / Mi sento solo e non mi piace affatto”. Forse Non Si Può, invece, è un caleidoscopio di suoni, giri di chitarre acustiche e ritmi folk. Un invito ad andare oltre i confini delle convenzioni che la vita ci sottopone ogni giorno – “Mangiare con le mani come gli animali / Abbandonare la macchina e viaggiare a piedi / Cantare sulla metro una canzone antica / Portare un cane in chiesa, morire in mare” – perché “Tutto ciò che non si può, tutto ciò che non si può / Mi sembra fantastico, quanto ne ho bisogno / Tutto ciò che non si può è la prima cosa che farò”. A chiudere il disco troviamo un invito a lasciare andare tutte le Stronzate: “È meglio lasciar perdere / Tutte le stronzate / Tutte le incomprensioni con la gente / E le opinioni differenti”. L’unica cosa che resta da fare è cantare.

“Auguri” è un invito ad allontanarsi dalle macerie quotidiane, ballandoci un po’ sopra. In trenta minuti rotti gli Ex-Otago ci regalano il loro augurio di felicità. Nonostante tutto. Nonostante tutti. E l’unica cosa che ci resta da fare è cantare con loro.

Post Simili