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Niccolò Fabi – Libertà negli occhi

2025 - BMG
cantautorato

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Tracklist

1. Alba
2. L’amore capita
3. Acqua che scorre
4. Nessuna battaglia
5. Casa di gemma
6. Chi mi conosce meglio di te
7. Custodi del fuoco
8. Libertà negli occhi
9. Al cuore gentile


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Nel giorno del suo cinquantasettesimo compleanno Niccolò Fabi torna con un decimo album di inediti, intitolato “Libertà negli occhi”, composto da nove brani, frutto di un viaggio intimo e collettivo allo stesso tempo. E il regalo, in un certo senso, alla fine lo riceviamo noi.

Premessa doverosa: ogni volta che ascolto un disco di Niccolò Fabi, mi rendo conto che, come cantautore e come persona, gioca proprio tutt’altro gioco. Non riesco a trovare qualcosa che possa somigliare, anche solo vagamente, a lui o alla sua musica. Presentando il nuovo disco ha dichiarato “scrivere canzoni alla mia età (ricordiamoci che Fabi vanta una carriera trentennale) è un po’ cercare di far entrare il mare in un bicchiere” – e aggiunge – “si ha bisogno di una certa tracotanza e incoscienza per provarci”. Eppure, anche alla sua età, riesce benissimo a cristallizzare, ancora una volta, quei “sentimenti primari”, a tratti adolescenziali, dando voce a quell’amore che in fondo “torna sempre al cuore gentile”.Immaginate uno chalet tra i boschi, la neve, un lago ghiacciato, pochi strumenti e compagni di viaggio con cui suonarli: Roberto Angelini, cantautore e suo ventennale compagno di musica; il cantautore Alberto Bianco e il batterista Filippo Cornaglia, con cui condivide il palco e collabora da quasi dieci anni; Emma Nolde, nuova perla del cantautorato italiano; Cesare Augusto Giorgini, cantautore e producer conosciuto grazie all’esperienza presso Officina delle Arti Pierpaolo Pasolini. Questa la genesi di “Libertà negli occhi”, risultato di una vera e propria “residenza artistica”. Un modo antico, ma abbastanza inusuale di questi tempi, di pensare alla creazione di un disco.

Quasi come i dieci protagonisti della nota opera di Boccaccio, i quali, in fuga dalla peste del 1348 che devastava Firenze, si rifugiavano in una amena campagna dando vita a racconti e storie, così il cantautore romano e i suoi amici, hanno trovato rifugio per dieci giorni tra i boschi, lontani dalla frenetica quotidianità comune (ahimè!) a tutti noi, vivendo insieme in un luogo isolato dal mondo, lontano dal caos, e trovando così quella complicità tipica di un viaggio fatto insieme. Sulla scia di questa creazione, il disco verrà suonato per la prima volta live il 14 giungo, durante un concerto speciale immerso nella natura, a pochi chilometri dai luoghi in cui è stato creato, su un prato della Val di Sole a Vermiglio, Località Palù, in provincia di Trento (in copertina troviamo un’istantanea di questi luoghi magici, con un pallone arancione in primo piano). 

“Libertà negli occhi” è un disco intimo e introspettivo, a tratti necessario; suona con poche parole e poche note, ma fa eco nell’ascoltatore, il quale riesce ad assorbire tutta l’energia di quei luoghi in cui il disco è nato ed è stato registrato. E ci sembra quasi di guardare il mondo dalla vetrata dello chalet o di passeggiare tra gli alberi secolari assaporandone il silenzio. La montagna e con essa il disco, diventano qualcosa di sacro, un rifugio in cui è possibile tagliare i fili di tutto ciò che non è essenziale. Solo noi, la musica e le nostre fragilità.  Anche stavolta Fabi è stato capace di creare con le sue canzoni un pharmakon, da intendersi nel suo duplice significato, dalla lingua greca, di rimedio contro ogni male e veleno, pozione magica. Perché spesso per guarire è necessario farsi male.

Il disco si apre con Alba, che ha una lunga parte strumentale iniziale, quasi prodromica. L’ascoltatore ha la possibilità di mettere la sua voce ed entrare nella storia. Come diceva la cantautrice canadese Joni Mitchell “Se tu ascolti me, nelle mie canzoni, ti perdi una grandissima occasione. Se ascolti te, invece, ho raggiunto il mio scopo”. Questa lunga intro strumentale si conclude con una breve parte cantata sintetizzata nel pensiero “Io sto nella pausa che c’è tra capire e cambiare”. E inevitabilmente non possiamo non chiederci cosa succeda sospesi in quel mentre. Segue L’amore capita, brano intimo e malinconico, che descrive la complessità emotiva di una relazione, guardata con occhi lucidi, amari e disincantati: “se era un gioco, non è stato divertente / Ma chi ha deciso poi che stessimo giocando? / Se la premessa era non aspettarsi niente / finirà che non ci aspetteremo / alla fine non ci aspetteremo / Non è tanto la mancanza di promesse / quanto il vuoto di coraggio un po’ meschino / che ti fa tener lontana un’occasione / e allo stesso tempo non sai lasciarmi andare”

Acqua che scorre, primo singolo estratto, è puro movimento, è il pánta rei di Eraclito. Dai synth elettronici con cui apre il brano si passa alla chitarra e all’orchestrazione, in un crescendo di sensazioni che si perdono nella poesia e nella melodia, lasciando il posto ad una duplice razionale e filosofica da un lato, religiosa e intimista dall’altro: “Acqua che scorre / Sole che sorge / Fumo che sale / La mela che cade”. In Nessuna battaglia si parla di emozioni, di corpo, di malattia, di fragilità, di trasformazione: “Quello che cerco non è una guarigione / non si può guarire da sé stessi / non è una malattia / è solo una nuova evoluzione / un’altra forma della nostra sostanza / nessun nemico nessuna battaglia”.

Casa di Gemma si veste di ironia, tra fiori coltivati in solitudine e cardioaspirina al bar: “Ancora no non mi sono arreso / coltivo fiori in grande autonomia / che non è poi così scontato per un signore di una certa età”. Il riferimento ai fiori non può non riportare alla memoria il primo disco “Il giardiniere” e indurre ad una riflessione sul modo di vivere i sentimenti in giovinezza e in età matura. In Chi mi conosce meglio di te, con Roberto Angelini, dopo una lunga intro strumentale, tra le note troviamo la tematica dell’spirazione e della scrittura “Solo un foglio in attesa di inchiostro”.  Segue Custodi del fuoco, brano che racconta di resistenza, di identità, di tempo che scorre e di passaggio di testimone tra generazioni: “Ma noi custodi del fuoco /salutiamo il presente ormai fuori dal gioco / oscilliamo da sempre tra il sentirci essenziali e il non essere attuali / un po’ modernisti un po’ nostalgici tristi / e in arrivo un altro tempo o forse è già arrivato / quando il vecchio si ritira davanti al suo rinascimento ed il nuovo un po’ sfrontato / si offre al suo giudizio la dialettica immortale / tra il maestro e il suo novizio”.

La title track, Libertà negli occhi, è un insieme di cartoline nostalgiche provenienti direttamente dall’album dall’infanzia “disegniamo sopra un foglio bianco i nostri mostri e supereroi / tanto il finale della nostra storia lo decidiamo solamente noi”. Come si cura un cuore gentile? La risposta la troviamo in Al cuore gentile, brano nato come parafrasi della poesia Al cor gentil rempaira sempre amore di Guido Guinizelli, pietra miliare del movimento letterario dello Stilnovo. Fabi ha studiato a lungo poesia medievale all’università e la decisione di far risuonare quelle parole con la sua voce, ha crato una sorta di connessione con il sé stesso universitario. Ancora oggi l’amore ha bisogno di nobiltà d’animo e gentilezza. Soprattutto gentilezza.

“Libertà negli occhi” è un disco catartico che scorre come acqua dalla fonte di un ruscello in un bosco. Limpido, cristallino, fragile. Un abbraccio lento e silenzioso che guarda al passato, per fare pace col futuro. Perché, in fondo, come canta lo stesso Niccolò Fabi nell’ultimo verso, “la vita va dove va il tuo sguardo”.

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