Alessandro “Asso” Stefana – Alessandro “Asso” Stefana

Recensione del disco “Alessandro ‘Asso’ Stefana” (Ipecac Recordings, 2024) di Alessandro “Asso” Stefana. A cura di Lucia Tamburello.

Esce uscito venerdì 17 maggio il disco eponimo di Alessandro “Asso” Stefana che svela e rimarca le influenze del compositore. 

Si arriva solo gradualmente alla rivelazione dell’anima american folk del disco. Dalle prime tracce, appare minimale e semplicistico, ma proseguendo con l’ascolto, iniziano a sommarsi elementi che nella loro classicità nascondono una raffinatezza vintage. L’intro, Fading Away, infatti, è tutt’altro che un prologo: le sue caratteristiche affini ai canoni dell’ambient lasciano trapelare poco su quello che saranno le tracce successive. Con Farewell to Dust, inizia a farsi sentire il primo strumento imponente. Un piano si sovrappone all’atmosfera eterea che farà da concept all’album. In Out of the Blue, lo sostituisce una chitarra umile, arpeggiata senza troppe pretese, ma di grande impatto. Da The Wandering Minstrel in poi, la faccenda inizia a complicarsi con un arrangiamento un po’ più articolato e l’addensarsi di corde di vario genere.

The House fa un passo indietro incontrando le peculiarità della terza traccia ma questa volta, il ritmo si fa più serrato entrando a gamba tesa nello scenario statunitense. Born And Raised in Convington, come le successive I Am a Man of Constant Sorrow e Moonshiner, vede la partecipazione di Roscoe Holcomb che aggiunge la sua voce al minimalismo strumentale del resto dei pezzi donandogli una maggiore profondità e arricchendolo con un immaginario inequivocabile. Chiude Continental Spazio che riprende l’intro, ma con dei synth molto più striduli e distorti.

Alessandro “Asso” Stefana“, nel complesso, è un album che ha centrato il suo obiettivo di muoversi dentro ai confini dell’ambient americana evitando scrupolosamente la “spocchia” e la prolissità di quella europea. Un lavoro che nella sua progressività va dritto al punto, focalizzato al massimo sulla sua idea di partenza. Essenziale, senza troppi sfarzi ed ostentazioni di bravura o operosità compositiva, regala nove brani godibili in maniera più partecipata rispetto ad una qualsiasi colonna sonora.

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