Orville Peck – Stampede

Recensione del disco “Stampede” (Warner Records, 2024) di Orville Peck. A cura di Sara Fontana.

7 brani per questo ultimo EP del cowboy sudafricano Orville Peck. “Stampede: Vol.1” si apre con la ballata cashiana, Cowboys Are Frequently Secretly Fond of Each Other, unica traccia a riportare il marchio di lirica esplicita che mi butta il morale sotto i piedi nel pensare che questo avvenga per un “fuck” riportato in un verso ma anche probabilmente perché tratta il tema cardine del musicista: l’omosessualità. Un testo diretto, sì, ma descritto con una certa grazia e delicatezza, e questo sicuramente fa riflettere su quanta inclusività sia stata realmente raggiunta nel 2024, ditelo pure al Papa, al Pillon di turno e a tutti quelli che “Ah! Il Complotto Gender. Ah, le LOBBY GAY!” (tra l’altro io sono anni che aspetto di capire cosa siano sia il Complotto Gender che la Lobby Gay, se nel frattempo qualche prode difensore moralista me lo spiegasse lo ringrazio). 

Vabbè, tornando al nostro EP, direi che di fatto è un nulla di nuovo per questo musicista, ma anche che non si aggiunge niente al country pulito da balera mainstream. Peccato, perché Orville Peck ci aveva donato lavori davvero interessanti trasportati da questa bellissima e sensuale voce che in “Stampede: Vol. 1” non spicca come dovrebbe. Anche i duetti non valorizzano nessuno, non sento trasporto, solo una piatta ascoltabile musica di accompagnamento fatta eccezione per la bella How Far Will We Take It?, cantata in coppia con Noah Cyrus, attivista, sostenitrice del PETA e sorella della ben più famosa Miley, star della Disney e donna molto dibattuta. Un’altra canzone che davvero ho apprezzato è la ballata centro americana Miénteme che vede la collaborazione di Bu Cuaron. Si chiude con Conquer That Heart nella quale è presente Nathaniel Rateliff, il brano sembra tentare di portare il disco a una dimensione primordiale, surreale ed attraente come avveniva in Pony peccato che però sia troppo tardi.

Questo album dimostra quanto sia difficile duettare con qualcuno quando si ha già uno stile proprio e potente soprattutto se come Peck si tende al rispetto totale delle scelte altrui con quella paura di poter sovrastare l’altro o sentirsi redarguire, al di là della stima per un artista e della voglia di condividere con questo la propria arte facendone un tutt’uno dovremmo pensare che già vive in noi proprio perché lo amiamo.

Purtroppo il desiderio nell’uomo va oltre alla riflessione creando più danni che meraviglie, “Stampede: Vol. 1″ è per me il riflesso allo specchio di tutto questo. Un vero peccato che un artista così diretto nelle tematiche abbia limitato sé stesso per un lavoro discografico arrivato alle cime più alte della musica.

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