Julien Baker & Torres – Send a Prayer My Way

Recensione del disco “Send a Prayer My Way” (Matador, 2025) di Julien Baker e Torres. A cura di Fabio Gallato.

Nel pieno di un inaspettato revival country, portato avanti da nomi anche insospettabili come Beyoncé, Lana Del Rey, Post Malone – per non dire dell’onnipresente Taylor Swift – “Send a Prayer My Way” di Julien Baker e Torres sembrerebbe tuffarvici dentro a bomba. Ma, stando a quanto dichiarato dalle due cantautrici, lo precede, cercando almeno nelle intenzioni di deviarlo. L’idea di scrivere un disco a quattro mani nasce infatti nel 2020 (ci crediamo?), in un’America ancora scossa dalla pandemia. L’obiettivo è quello di utilizzare il linguaggio del country tradizionale per raccontare identità queer, desideri sopiti, la vulnerabilità come forma di resistenza.

Gran parte di questo potenziale rimane però sulla carta, perché Baker e Torres scelgono di muoversi all’interno del genere con estremo rispetto, riproducendone tutti gli stilemi ma senza quasi mai incrinare la superficie. È quindi un country che suona perfetto, pulito, impeccabile, davvero da manuale. Ma è proprio qui che nasce il problema: “Send a Prayer My Way” appare troppo preoccupato di rispettare la forma per sporcarsi le mani con la sostanza di cui dovrebbe essere fatto, ovvero la rivendicazione, la lotta culturale. La musica rimane in sottofondo, elegante ma senza mordente, senza mai tradurre in suono la rabbia, il dolore o anche solo l’urgenza che le parole suggerirebbero. Le due voci, pure molto ben intrecciate – Torres profonda e roca – Baker sottile e malinconica, non bastano a innalzare un disco che alla lunga risulta privo di scosse. Due voci che da sole sanno essere incisive, qui radicalmente addomesticate.

Send a Prayer My Way” aveva insomma le carte in mano per risultare un atto politico potente, ma resta invece intrappolato nella sua stessa gentilezza. In un’epoca in cui il country può essere decostruito, reinventato e utilizzato come arma di riscrittura culturale, Baker e Torres scelgono di limitarsi a un omaggio pavido.

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