Isobel Campbell – Bow to Love
Recensione del disco “Bow to Love” (Cooking Vinyl, 2024) di Isobel Campbell. A cura di Simone Grazzi.
Isobel, lo ammetto. Devo ammetterlo! Ok i Belle and Sebastian di cui sei stata anima vitale dal 1996 al 2002, ma cerchiamo di essere sinceri, io ti ho scoperta davvero quando accanto a te, on stage, spesso volutamente avvolto nella penombra, è apparso Lui, Mark. E non credo ci sia bisogno di scrivere il suo cognome per capire a chi mi sto riferendo. Anima oscura e celestiale allo stesso tempo. Ed è proprio li, in contraltare a quella voce unica e meravigliosa che ti ho scoperta e iniziato ad apprezzare davvero. Ecco, l’ho ammesso. E adesso che ti ho detto ciò che sentivo di doverti dire, posso aggiungere tutto il resto.
Posso dire, intanto, per cominciare, che il tuo nuovo disco mi è piaciuto molto. In questi giorni l’ho ascoltato più e più volte e credo continuerò a farlo per tutto il resto di questa estate che sta per iniziare. Del resto sono convinto che le atmosfere di “Bow To Love”, così dreamy, delicate e morbide, bene si accompagneranno con le notti incorniciate di stelle che solitamente l’estate riesce a regalarci. Bagliori notturni. Placide onde che sfumano morbide sulla riva. Testi taglienti sussurrati come apparenti ninne nanne della buona notte.
Anticipato dal singolo 4316, uno dei pezzi più significativi del disco, il nuovo album di Isobel Campbell, uscito a 4 anni di distanza dal precedente acclamatissimo “This Is No Other”, riesce a scrivere un altro capitolo decisamente ispirato del percorso artistico della sua autrice. Nelle note che lo presentano, “Bow To Love” viene descritto come un “album di superfici luccicanti e maree instabili”, “un insieme di riflessioni morbide, ma taglienti sulle crisi moderne”, un “disco profondamente personale in bilico tra speranze e disperazione”.
Ciò che le note però non dicono, (…come potrebbero del resto?) è quanto la voce di Isobel riesca ad essere così magicamente un tutt’uno con le stesse melodie che la avvolgono in queste 13 nuove tracce che danno vita all’album. Everything Falls Apart, la canzone con cui si apre il disco, scopre subito una dolcezza sognante che dietro di se nasconde tanto altro. Dreampop sussurrato sottovoce quasi a non voler disturbare, ma che riesce decisamente a lasciare il segno e se tutto questo è possibile lo è anche e soprattutto grazie alle liriche.
Armonie avvolte in morbidissimo velluto accompagnano Do or Die, Spider to the fly e soprattutto Second Guessing, dove sembra davvero di essere cullati dalla voce della stessa Isobel. Bow to Love, title track dell’album e la già citata 4316 ci portano a Dopamine, i 5 minuti forse più belli dell’intero disco. Note che restano sospese, lassù, a mezz’aria, quasi a poterle toccare. Keep Calm Carry On, oltre che il titolo della traccia numero 8, sembra essere il messaggio subliminale che l’intero album pare soffiare nel vento che accarezza l’ascoltatore. Tra le pieghe della sua melodia però, così come per la successiva e bellissima Saturday’s son, altra apparente dolcissima lullaby, si materializza in maniera per niente velata un presente fatto di incertezze, un futuro che tutti noi, fino a pochi anni fa, credevamo sarebbe stato diverso.
Dolcezza e consapevolezza, sogno e ruvidissima realtà, questi gli elementi alla base dell’ispirazione che ha generato questo album. Morbida melodia e testi figli di certa presa di coscienza su ciò che ci circonda, due volti di un disco decisamente bifronte che è già punto fermo su ciò che di meglio ha da offrire la scena musicale più ricercata ed esigente di questi nostri giorni.




