earthtone9 – In Resonance Nexus

Recensione del disco “In Resonance Nexus” (Candlelight Records, 2024) degli earthtone9. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Per chi, come il sottoscritto, ha vissuto l’intenso periodo che ha lanciato il nu-metal nell’universo dell’heavy rotation come un dono dell’universo di certo ricorderà gli earthtone9, non come il più influente dei gruppi di quella scena, ma di certo come una perla spesso abbandonata a latere, eterni sottovalutati eppure divenuti in qualche modo “culto”.

La loro Tat Twam Asi, e l’album da cui era estratta (il micidiale e assurdo “arc’tan’gent”), era una vera alienazione, in un mondo caricato a “sport metal”, gli inglesi innestavano soluzioni che pescavano dal metal d’avanguardia più che dal rap e derivati. Dopo lo scioglimento prematuro e un ritorno in sordina, rieccoli comparire proprio nel momento in cui il già citato nu-metal e molte delle sue band di punta tornano, se non centrali, quantomeno molto più visibili spesso del dovuto. Anche in questo caso non in pompa magna, senza clamore ma con sincero stupore da parte di chi li ha seguiti con interesse.

Uno dei tanti problemi che i gruppi di cui sopra, di ritorno o mai veramente usciti di scena, è la, per me, innaturale incapacità di evolversi, guardando al di fuori del proprio raggio d’azione. Gli elementi di possibile inclusione in un mondo che ormai fa del “crossovering” la propria linfa vitale sarebbero molteplici, anche senza snaturare il proprio percorso artistico e il suono che lo ha caratterizzato, ma vengono per lo più ignorati come se le lancette dell’orologio si fossero fermate tra il 2000 e il 2005. Non fa eccezione il gruppo capitanato da Karl Middleton che, pur trascinato dalla fenomenale vocalità del proprio leader, non fa un passo nell’altrove nemmeno per scherzo, anzi, sembra dimenticare anche quegli elementi che fecero del loro terzo album un capolavoro di genere.

Nessuna traccia rilevante quindi della scrittura anomala per l’epoca, quell’inserire sprazzi di stortura e rottura, quasi da sufi-metal a voler inventarsi qui per qui un genere a parte, ma un assestamento su stilemi pericolosamente vicino a certo alternative metal dozzinale che, da quelle mezze cartucce dei Bring Me The Horizon in poi, si è abbattuto come una pioggia torrenziale sul metal più moderno non solo in Terra d’Albione ma anche nel resto del globo. Il virus metalcore che tramuta ogni brano in uno stantio “strofa ‘malvagia’-ritornello melodico con clean vocals-possibili break e mille altri chorus alla pop maniera” coglie in pieno il songwriting di “In Resonance Nexus”, rendendolo un disco di una scontatezza disarmante privo di qualsivoglia guizzo ma, soprattutto, dinamiche. Non bastano le incursioni in terra black ed esasperatamente harsh di Lash of the Tongues (qui il refrain melodico ha il suo perché, ma non il solo di chitarra), Under the Snake e la melodia sciamanica che guarda a Medioriente che la passa da parte a parte o le signature in tempi spezzati che movimentano Black Swan Roulette a salvare una nave alla deriva. Meglio sorvolare sui suoni, ulteriore elemento che allinea il gruppo di Nottingham a chissà quanti altri che sarebbe meglio non ascoltare mai.

Come tanti loro sodali gli earthtone9 hanno deciso di intraprendere una strada semplice e che di interessante non ha assolutamente nulla, buttati nel mazzo di un trilione di gruppi la cui utilità ancora non mi è chiara. C’è già troppa musica in giro, certe cose si potrebbero anche lasciare al loro destino, che potrebbe essere tranquillamente quello dei ricordi e di un dimenticatoio conquistato, a questo punto, volontariamente.

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