Valerian Swing – Liminal
Recensione del disco “Liminal” (Pax Aeternum Records, 2024) dei Valerian Swing. A cura di Andrea Vecchio.
Ho considerato da sempre i Valerian Swing da Correggio come una delle migliori band sperimentali nel panorama italiano. Innovativi, violenti, onirici e dolci. Qualcosa di cui parlare, qualcosa da cui imparare. Qualcosa di sensato, finalmente, da ascoltare. Sono arrivati al quarto disco della loro carriera, che intitolano “Liminal” e che si apprestano a portare in giro per tutta Italia durante l’imminente estate.
“Liminal” risulta, sin dal primo ascolto, molto più jazz ed articolato rispetto agli scorsi lavori, destinati più che altro ad affermare il tiro della band su larga scala. Non per questo risulta però meno coinvolgente. Grazie alle sue asimmetrie, le sue discrasie e il suo rifiuto nei confronti di qualsiasi comodità, i Valerian Swing ci tramandano un lavoro con un impatto emozionale puro ed incondizionato.
Brani come The Ritual e la conclusiva Home, però, ci testimoniano, in questo oceano, che i tre emiliani non abbiano dimenticato (e sicuramente non lo faranno mai) le loro origini musicali e la cultura post-metal di Isis e Red Sparowes. Il dub nuova scuola di Badman (Ting), quindi, non stona, ed entra a far parte di questo insieme sonoro intitolato “Liminal” isolandosi in un proprio mondo distopico che crea intima curiosità. Anche la new age Indigo appare distaccata, con la sua linea vocale dolce e benedicente di Giovanna Cacciola degli Uzeda , ma rimane una connessione tra noi, che assistiamo, ed i Valerian Swing, che la suonano con accorato sentimento.
Il disco esce per la californiana Pax Aeternum Records, che nel suo roster annovera campioni mondiali come Corn on Macabre, Loser Life, Impalers e, da qualche annetto, anche i Valerian Swing da Correggio.




