Of Montreal – Lady on the Cusp

Recensione del disco “Lady on the Cusp” (Polyvinyl, 2024) degli Of Montreal. A cura di Andrea Vecchio.

Yung Hearts Bleed Free incarna perfettamente lo spirito, tutto anni ’90, che ha contraddistinto i primi dischi degli Of Montreal, la band di Athens, Georgia, che ha cambiato una volta per tutte il modo di suonare indie-rock a livello mondiale, nascendo dalle ceneri della prima, devastante ondata grunge. È un brano dance, trascinante, che nasce e muore lasciando il segno. È un singolo di presentazione in rotazione da qualche settimana. Fa parte del loro nuovo disco, intitolato “Lady on the Cusp” ed appena uscito per Polyvinyl. Gli Of Montreal, negli anni, hanno subito diverse trasformazioni, mimetizzandosi nella viscosità dell’universo pop ma rimanendo sempre in attesa, studiando ed apprendendo novità e sintomi di cambiamenti.

The Gay Parade”, il loro disco più significativo, aprì l’epoca di una produzione frenetica di singoli, dischi, collaborazioni e documentari. La creazione del collettivo musicale Elephant Six, al quale aderirono, tra i più importanti, Neutral Milk Motel e Apples in Stereo, favorì poi il reciproco aiuto tra i gruppi appartenenti a questa scena, fungendo come ambito di condivisione, musicale e non.  C’è chi è fuori e chi è dentro.

Parlando, nei dettagli, di “Lady on the Cusp”, non si può non tener conto di questi aspetti. Di per sé, se fosse preso nel suo personale lasso spazio temporale, risulterebbe, forse, un disco un po’ monotono e senza tiro; ma se lo ascoltiamo considerando il background dal quale scaturisce, brani come Sea Mines that Mr. Gone e Rude Girl on Rotation rappresentano vere e proprie boccate di aria fresca, nella scarsità di idee che contraddistingue la scena indie alternativa mondiale. Kevin Barnes ha avuto il merito di essere frontman, leader e persona carismatica del progetto musicale di cui stiamo parlando, ma allo stesso tempo ha saputo sempre rinnovarsi, nonostante le difficoltà di percorso incontrate negli anni. Come amico e come produttore, si intende.  

New wave, psichedelia, punk ed elettronica sono arrivati di colpo sulle scene mondiali, e gli Of Montreal, grazie a lui, hanno resistito. Poetry surf ci testimonia, per esempio, una perfetta concomitanza spaziotemporale di influenze che altre bands avrebbero reso come un sostanziale impasto deforme. E persino l’iniziale Music hurts the head, tribale e folk, risuona come un grandissimo atto di sperimentazione.

Insomma, o suoni così, o non suoni, per come la vedo io.  

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