Dirty Three – Love Changes Everything

Recensione del disco “Love Changes Everything” (Bella Union, 2024) dei Dirty Three. A cura di Paride Placuzzi.

Era da un un bel po’ che non ascoltavo i Dirty Three. Ero riuscito finalmente a liberarmi dalle loro grinfie salate, umide di sudore febbricitante. Ebbene eccoli qua, dopo 12 anni dall’uscita di “Toward the Low Sun”, a manifestare ancora una volta la loro creazione verace.

 Ho poco tempo per scrivere questa recensione e onestamente faccio fatica. Spero di riuscirci ma mi interrompo di continuo, ogni parola che aggiungo è un mezzo miracolo: sono stato nuovamente assediato dal trio di Melbourne. Rapito dal violino di Warren Ellis che dirotta ogni mia forma di pensiero verso uno stato catatonico di totale assuefazione sensoriale. Non so come fare. Cazzo!

Ecco…. Ho appena perso 20 minuti guardando un live agli NPR Music (Tiny Desk) del 2012. Ellis salta sulla scrivania di Bob Boilen come un folletto fuori controllo accanito sul violino. Tira calci, urla senza senso. É alienante. Sono ricaduto nella spirale Dirty Three  e l’uscita del loro nuovo album “Love Changes Everything” mi sta dando del nuovo materiale da somministrarmi come fentanyl. 

Al suo interno troviamo 6 tracce tutte con lo stesso nome Love Change Everything numerate in ordine crescente. L’amore cambia tutto ma non i titoli delle canzoni. In pole position troviamo il pezzo più violento dell’intero disco, con un Mick Turner intento a violentare la chitarra in balia delle distorsioni mentre i suoi complici riescono, in un modo che sembra del tutto naturale, a trovare spazio tra le creste delle onde.

Così come l’oceano riesce ad essere calmo o in tempesta i tre musicisti passano dall’arroganza alla pace di un piano che sbanda nel minimalismo del secondo brano. Strumento che troviamo a più riprese fino a Love Change Everything IV dove ci si trova a gambe incrociate sugli scogli ad ammirare un sole che cola tra le onde gommose.

Un altro fortunale ci attende prima dell’ultimo e più lungo capitolo (il VI) di questo, se vogliamo “concept”. Dieci minuti in cui possiamo lasciarci trascinare fino a riva dove ritrovare la vita di tutti i giorni. Sono le 23.32 domani mi devo svegliare presto e vorrei passare tutta la notte ad ascoltare i Dirty Three guardando la luna dar posto alla nostra stella madre ma non si può, dentro ai brani non si può vivere ma solo sognare. 

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