Divide and Dissolve – Insatiable

Recensione del disco “Insatiable” (Bella Union, 2025) di Divide and Dissolve. A cura di Lucio Leonardi.

Inizia con un suono cupo, battito acceleratissimo subarmonico, sopra un coro in loop, lontano, evanescente e quasi straziante, in nuovo album di Divide and Dissolve (ormai a portare avanti il nome è la sola Takiaya Reed, polistrumentista Cherokee, dopo la dipartita della sua metà Sylvie Nehill), per poi proseguire con Monolithic, ed è tutto qui ciò che si deve aspettare da questo nuovo album: non cambia praticamente nulla nella proposta, se non fosse per l’assenza quasi totale della voce, quindi bordate profondissime di sludge amorfo, lento, dissonante, sporco, attraversato da sferzate solitarie di violino e strumenti che rimandano alla musica neoclassica. Tutto già visto e sentito in precedenza, anche il tema portante, forte di un ormai più che consolidato sentore politico schierato apertamente con le minoranze raziali, rimane invariato.

Ma ditemi una cosa, come potrebbe cambiare? Sono uno dei pochi gruppi ad aver raggiunto quasi da subito un loro suono che potrebbe sembrare semplice ma è semplicemente minimale (che non è affatto la stessa cosa), in un modo così profondo e bello da diventare quasi accecante o raggelante; ogni riff, ogni suono di violino, clarinetto, ogni colpo di batteria è dove dovrebbe stare. Un minimalismo talmente perfetto da non poter essere stravolto. Potenti riff sludge lenti, psichedelici, pachidermici e cupissimi si susseguono e si rincorrono sempre con parti ambient, drone e neoclassiche, dove clarinetti, oboe e violini si stagliano a mezz’aria, senza prendere mai il volo ma nemmeno schiantarsi a terra.

Un altro album che è pura catarsi sonica, tanto difficile quanto affascinante e unico.

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