Oren Ambarchi / Johan Berthling / Andreas Werliin – Ghosted III
Recensione del disco “Ghosted III” (Drag City, 2025) di Oren Ambarchi, Johan Berthling e Andreas Werliin. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
Nel giro di pochi anni Ambarchi, Berthling e Werliin hanno ampliato l’universo “Ghosted” fino a giungere al terzo capitolo della saga. Che facciano sul serio, è scontato, dubbi non ce n’erano, men che meno sulle capacità evolutive del progetto in sé.
Yek si apre a questo nuovo mondo, con contrabbasso e batteria a oscillare circolarmente, la chitarra, dapprima traccheggiante, si invola in un’aria melodica che sa di post-rock originario con venature gaze, pronta a stamparsi in testa con il suo afflato crepuscolare. Sorella in questo stato delle cose è Shesh, posta in chiusura come quadratura del cerchio, arricchita da arpeggi spaziali che, droneggiando, cullano e portano altrove.
Seh è trazione a quattro corde, un aritmico notturno ambient che fa da ponte verso la potentissima Chahar, e qui il profumo africano si fa preponderante, ritmicamente possente ma, ancora una volta, impreziosito da disegni math a completare la complessa architettura sonora del trio, dando di sponda a Panj, che sconfina in un raga alieno a spirale continua a batteria pressante, lenta e narcotica accompagnata lungo lo Stige dagli ambarchiani spettri sintetici.
Insomma la “solita” gran bella prova di fantascienza jazz che tanto ci è cara da queste parti.




