Clairo – Charm

Recensione del disco “Charm” (Clairo Records LLC, 2024) di Clairo. A cura di Francesco Giordano.

A me piacciono le chitarre distorte. Mi piacciono tanto, le amo, le bramo. Ogni volta che vado ad un concerto in cui non ci sono, magari perché il genere suonato è uno che non le prevede, tornando a casa in macchina o a piedi sento il bisogno fisico, impellente, di ascoltare un brano con una chitarra distorta. Hanno quel non cosa di casa; la mia comfort zone musicale, che di riflesso lo è anche nella vita, è quel caos controllato e studiato che solamente un pedale ed una chitarra riescono a creare.

Ovviamente, però, ci sono delle eccezioni a tutto questo preambolo. Se le chitarre distorte sono la mia comfort zone, ciò che mi fa sentire davvero vulnerabile e piccolo di fronte la bellezza, anche tragica, della vita, sono i dischi pop in cui queste beneamate chitarre sono solamente uno dei tanti personaggi che passano di lì, mentre la grande protagonista è la voce, meglio se femminile, che si prende la scena per delicatezza, dolcezza e profondità di ciò che canta.

Per questo Clairo è entrata a gamba tesa nella mia vita col suo primo album (“Immunity“, 2019) e non ci è uscita più.

Charm è il suo terzo album e continua fedelmente a camminare sulla strada tracciata da “Sling” (2021): se l’album d’esordio di Claire Cottrill, vero nome di questa splendida artista, era più orientato verso un “pop da cameretta”, già col secondo progetto intraprende un percorso che guarda al vintage rendendo più calde e accoglienti le sue ambientazioni. Con questo disco, poi, si è superata: chitarre acustiche, sezioni d’archi, legni e fiati. Un suono pieno e potente, registrato in presa diretta ed in maniera analogica. Si guarda, per certi versi, agli anni ’70 come si faceva in “Sling“, ma qui i suoni si fanno più giocosi, più allegri, più pieni appunto. Forse più barocchi nella sua accezione artistica/architettonica: più tondi e più rilassati. E poi la compostezza della voce. La voce di Claire rimane composta, elegante per tutti i 38 minuti di durata del disco. Ci accompagna nel suo viaggio tra pezzi indie folk, pezzi di un dolcissimo soul e poi ancora tra tastiere e synth, tra le risate leggere, tra la natura senza mai perdere nulla. Non cala, non si alza, rimane lì, perfetta, a farsi adorare.

Detto ciò, “Charm“, rimane anche (o soprattutto?) un disco intimo. Racconta l’autrice che il disco nasce da momenti in cui o è stata ammaliata o è stata affascinante per ammaliare. Sono situazioni, così come le fantasie che queste esperienze hanno poi creato, che nei testi vengono evocate in maniera profonda senza risultare banali o fuori luogo. Canta di chi le ha fatto venir voglia di andare a comprare un vestito nuovo o di quella voglia di essere desiderata. E Clairo lo fa sempre con quella sua voce leggera come una piuma che ondeggia sulle sonorità vintage del disco, tra il funky e il folk.

Questo disco, quindi, è come se fosse una tavolozza di vari colori tutti uguali e tutti diversi. Tutte le canzoni si somigliano, tuttavia c’è qualcosa che le rende diversissime le une dalle altre. Come ci riesce? Com’è possibile? Ma soprattutto, com’è possibile riuscire a scrivere tre album come ha fatto Clairo senza calare, anche solo di un minimo, la qualità? Come si può rimanere così musicalmente e semanticamente sofisticati rimanendo così semplici? Come riesce a mischiare tutto ciò? Come riesce ad esaltare la sua lirica grazie alla sua musica?

Non so rispondere a queste domande, ma so che “Charm” è il terzo grande disco di Clairo, un’artista che diventa, album dopo album, sempre più sconvolgente e sempre più indimenticabile.

Post Simili