O. – WeirdOs
Recensione del disco “WeirdOs” (Speedy Wunderground, 2024) degli O.. A cura di Nicola Stufano.
Attendevamo da un po’ la prima uscita di questi O. , duo britannico con sede a Brixton composto da Joe Henwood (sax baritono, già Nubiyan Twist) e Tash Keary (batteria): il loro primo EP “Slice” a dicembre aveva catturato l’attenzione, con 4 tracce che delineavano un’interessante formula ben oltre la basilare combinazione sax-batteria. Quella degli O. è una magia che nasce, come spesso sta capitando, in maniera incidentale dalla pandemia, quando le circostanze dettate dalle restrizioni portano Joe e Tash a trovarsi nello stesso spazio, con la possibilità di suonare insieme. Le jam tese a replicare la passione condivisa per i Rage Against the Machine portano ad una collaborazione stabile, e la famiglia del Windmill di Brixton apre le porte a questo nuovo gruppo, che ripaga la fiducia di gruppi più quotati e navigati come i black midi con esibizioni incendiarie anche da gruppo spalla.
E dunque, attraverso la Speedy Wunderground, al 21 giugno è uscito anche il loro primo disco, dal programmatico titolo “WeirdOs”, il quale rappresenta un ulteriore step in avanti da parte del duo rispetto a “Slice”. Per quanto l’EP risultasse fresco, era ancora facile distinguere il sax come tale nei vari pezzi; in “WeirdOs” il sound di Joe viene ulteriormente contaminato dalla pedaliera sotto ai suoi piedi, che ne diventa un prolungamento inscindibile: il sax diventa un nuovo strumento, molto più ampio ed espressivo, e lo stesso sound viene influenzato, con passaggi che sanno più di accordi di tastiera e riff di chitarra che di ottoni. Dal canto suo, Tash si rivela una batterista polimorfa, tendente ora al noise punk, ora al crossover dei RATM, che però non disdegna neanche fucilate in 2/4 e momenti drum’n’bass, che poi diventano drum’n’baritone a seconda delle circostanze.
Ed ecco subito, nei primi due pezzi, le dimostrazioni pratiche di tale espressività: l’Intro è effettivamente la più classica delle intro, un crescendo con la ripetizione ossessiva di due note, che suonano quasi come accordi di un organo per quanto il sassofono di Joe è distorto; in 176 appare il primo dei riff assassini di Joe, mentre Tash dal canto suo ci pesta su che è una bellezza.
Altri momenti salienti più significativi sono: l’accoppiata Micro e Cosmo, speculari e complementari come vuole la combinazione lessicale. Micro parte caracollante per poi esplodere nei suoi ‘quasi’ bassi; Cosmo risulta più dilatata e contemplativa, ma non troppo, più una colonna sonora da film horror ambientata nello spazio profondo. Momento più leggero ed onomatopeico è Green Shirt, dedicata a una consumata camicia di Tash che ormai è la vittima ricorrente del suo cane Poppy; il video ne immortala la folle e brevissima corsa verso il parco a caccia della camicia, la musica ne segue il passo quadrupede velocissimo ed eccitato.
C’è un bel sound fresco, in queste 10 tracce di “WeirdOs”: siamo perfettamente a metà strada tra il più classico jazzcore degli Zu, uno dei rari casi in cui il Made in Italy ha fatto tendenza anche all’estero, e il noise punk più carnale e aggressivo dei Lightning Bolt. Una grande sfida per questi due musicisti sarà replicare tale freschezza anche in uscite future, senza mostrare subito la corda in una formula ripetitiva. Nell’immediato, con le giuste leve promettono di diventare una delle più interessanti scoperte da seguire live nei vari festival della Gran Bretagna e d’Europa.




