Deep Purple – =1
Recensione del disco “=1” (earMUSIC, 2024) dei Deep Purple. A cura di Simone Campolongo.
Seguo da diversi anni le vicende dei Deep Purple e ho avuto la fortuna di godermeli spesso live. In realtà, non è così difficile vederli, passano praticamente ogni anno dal nostro Paese. Sempre portando avanti un tour d’addio che sembra non finire mai.
Non saranno più quelli di “Made in Japan” ma li ho sempre apprezzati. Musicisti eccelsi e figure iconiche come quelle di Ian Paice (unico componente fisso in tutte le formazioni) e Ian Gillan. Sono tra le leggende del rock ma continuano a portare avanti la loro storia con profilo basso e umiltà. Nessun grande evento, nessun lancio in grande stile.
Solo tanta passione e tanta voglia di continuare a suonare.
Siamo a quota 23 album in studio e 56 anni di onoratissima carriera, passati tra cambi di formazione, eccessi, migliaia di concerti e capolavori entrati nella storia del rock. L’ultima formazione (definita Mark VIII), prima dell’abbandono di Steve Morse per motivi personali, aveva trovato una certa stabilità.
Ora, o meglio due anni fa, l’arrivo di Simon McBride ha dato sicuramente nuova linfa alla band, dopo diversi concerti, ora anche in studio dove trova spazio tra i protagonisti e non ha certo un ruolo secondario visto che la sua chitarra ha spesso lasciato un’impronta significativa. Assoli e battaglie tra strumenti non mancano nelle 13 tracce di “=1”, anche e soprattutto per dare spazio e respiro alla voce di Gillan. Quest’ultimo riesce a sorprenderci ancora una volta alla soglia degli 80 anni. Non raggiunge le tonalità di un tempo ma il suo timbro è un marchio di fabbrica e lo gestisce al meglio con intelligenza ed esperienza, senza mai risparmiarsi. Nelle ultime esibizioni italiane (Marostica e Roma), a conferma di ciò, ha aperto con la difficilissima Highway Star.
“=1” (etichetta earMUSIC) uscito il 19 luglio, è un album tosto e potente, vero hard rock (poteva essere altrimenti?!) perfettamente adattato ai nostri giorni. Cantato e suonato come si faceva negli anni ‘70 e ‘80. Sicuramente la produzione di Bob Ezrin, che collabora con la band da più di dieci anni, ha influito molto su questo aspetto. Uno dei più grandi produttori che in carriera vanta collaborazioni con Pink Floyd (“The Wall“), Lou Reed (“Berlin“), Kiss, Alice Cooper e molti altri.
Quanto abbiamo ancora bisogno di lavori così? La risposta è scontata. Attenzione però, questo non rappresenta assolutamente un’operazione nostalgia, né la necessità di tenere in vita vecchi dinosauri del rock. Perchè i Deep Purple oggi son ben lontani dalla dimensione di rockstar e di tutto ciò che ne può derivare. Consapevoli di un percorso vicino alla conclusione, continuano a proporre qualcosa di nuovo e cercare nuove strade, senza mai dimenticare il loro passato influenzato dal blues e dal prog, per regalare al proprio pubblico dischi di livello. Senza snaturarsi e senza forzature tecnologiche.
Il disco si apre con Show Me che parte con “Come on baby. Don’t be shy” per mettere subito in chiaro le cose e dare una precisa direzione. Qui non si scherza, questo è rock’n’roll. Poi le tracce scorrono via veloci, senza pause con A Bit on the Side, Sharp Shooter e Pictures of You che spiccano su tutte. Non è sicuramente da meno il terzo singolo Lazy Sod, in perfetto stile Porpora. Avrebbe tranquillamente potuto trovare spazio negli album storici della band.
Prima della chiusura con Bleeding Obvious , trova spazio I’ll Catch You l’unica vera ballad di “=1”, la voce di Gillan, quasi sofferente, si adatta perfettamente al racconto di un amore che attende finalmente il suo momento. McBride lo accompagna in maniera impeccabile con un assolo che ricorda le classiche ballad degli anni ‘70 e ‘80.
Ships at night are passing silently
And our love will have to wait
My bags are always ready
My keys are in the car
Anytime you want to jump
I’ll catch you in my arms
“=1” per me rappresenta già una delle migliori uscite del 2024 e, a detta di molti, probabilmente il miglior album dei Deep Purple del nuovo millennio. Il passare degli anni e tutte le vicissitudini non hanno scalfito la band. Anzi, per ogni nuova uscita sembra trovare una nuova spinta e nuovi spunti da cui ripartire. Questo disco potrebbe rappresentare l’epilogo di una carriera straordinaria ma siamo sicuri che non sia finita qui.




