Black Country Communion – V
Recensione del disco “V” (J&R Adventures, 2024) dei Black Country Communion. A cura di Cinzia Milite.
Black Country Communion è quel supergruppo che sembra uscito da una pagina di storia del rock, unendo figure leggendarie come Glenn Hughes (Deep Purple, Black Sabbath, Trapeze), Joe Bonamassa (chitarrista e produttore blues rock), Jason Bonham (Led Zeppelin, Sammy Hagar and the Circle, Foreigner) e Derek Sherinian (Dream Theater, Sons of Apollo). La loro musica è una travolgente fusione di hard rock classico e blues-rock, con radici ben piantate tanto nel suolo britannico quanto in quello americano. Negli ultimi quindici anni, hanno conquistato il pubblico non solo con brani straordinari, ma anche con esibizioni live potenti e coinvolgenti. La loro devozione alla musica e la costante sfida reciproca li spinge a creare capolavori sonori sempre nuovi.
Il loro quinto album, intitolato con un essenziale “V“, non fa eccezione. Qui troviamo un heavy rock classico, arricchito dalle radici blues che da sempre caratterizzano la band. Questo è il primo lavoro dal 2017, anno in cui Bonamassa e Hughes si sono dedicati a progetti personali e solisti.
Le tracce si muovono su un terreno comune, ma ben differenziato. Dall’energia prorompente che apre l’album con Enlighten, fino alla chiusura con l’epico groove di The Open Road, il disco mostra tutta la versatilità di questi musicisti. Si va dai ritornelli frenetici e dai riff incisivi di brani come Stay Free e You’re Not Alone, che rievocano i migliori momenti del rock anni ’70, a pezzi più introspettivi come Restless, dove il blues di Bonamassa si fa sentire, mescolandosi con la voce appassionata di Hughes.
Ogni canzone trova il suo equilibrio tra potenza e melodia, come in Red Sun e Letting Go, che giocano con ritmi e cambi di atmosfera senza mai perdere intensità. Le radici classiche del gruppo emergono in Love and Faith, che richiama esplicitamente i Led Zeppelin, mentre pezzi come Too Far Gone offrono momenti di respiro prima di esplodere in assoli travolgenti.
In “V” non si trovano stravolgimenti stilistici, ma piuttosto la conferma di una formula vincente: riff massicci, groove potente e una costante tensione tra tradizione e innovazione. Con questo album, Black Country Communion riafferma il proprio ruolo di custode del rock classico, senza mai smettere di cercare nuove strade per esprimersi.




