Bon Jovi – Forever
Recensione del disco “Forever” (Island Records, 2024) dei Bon Jovi. A cura di Simone Campolongo.
Siamo molto lontani dagli anni lucenti dei Bon Jovi. Outfit glitterati e hit che infiammavano le arene sono un ricordo quasi sbiadito. Quarant’anni di carriera, 130 milioni di dischi venduti e decine di premi vinti. Ma la band è ancora qui e sembra non volersi fermare. Le fragili corde vocali di Jon e la mancata (per ora) reunion con lo storico chitarrista Richie Sambora, non sembrano essere degli ostacoli.
L’hair metal (glam rock?) che proponevano tra gli anni ‘80 e ‘90 ora difficilmente troverebbe spazio, per questo i Bon Jovi hanno deciso di virare verso il pop/rock, forse più attuale ma talvolta ripetitivo. Risultato? Pezzi riusciti, apprezzabili e godibili ma anche diversi momenti autocelebrativi che in alcuni passaggi sfiorano l’autoplagio. “Forever” è uscito il 7 giugno scorso e arriva quattro anni dopo “2020”. In mezzo, la delicata operazione di Jon e la docu-serie celebrativa in quattro episodi Thank You, Goodnight: The Bon Jovi Story, da poco lanciata da una nota piattaforma.
Prima di iniziare ad ascoltare questo disco, è necessario fare una premessa. La band in questione, tra gli anni ‘80 e ‘90, è arrivata alle porte dell’Olimpo del Rock (per qualcuno ci è entrata, per altri no) e ha venduto milioni di dischi. L’apice della carriera è passato e ora per questi ragazzi l’unico obiettivo è divertisti e scrivere un nuovo capitolo della loro lunga storia. Solamente per loro stessi e per i fan che non hanno mai smesso di seguirli. Numeri e vendite non sembrano, al momento, essere una priorità. È quindi necessario approcciarsi in un certo modo, altrimenti si rischia di rimanere delusi. Da sottolineare come molti addetti ai lavori abbiano definito l’album un disco solista. Jon infatti ha scritto il tutto in autonomia aiutato solo da compositori esterni e la band ha avuto quindi un ruolo molto marginale.
Questo nuovo lavoro può considerarsi una sorta di diario di viaggio. Una raccolta delle fasi e dei momenti che hanno segnato questi quattro decenni. Quasi cinquanta minuti che scorrono tra ballattone e potenziali hit, dal rock vecchio stile al cantautorato quasi springsteeniano, a sprazzi di pop giovanile. Non tutto dosato al meglio, devo dirlo. Difficilmente ci sarà un tour a supporto di questo nuovo disco, o meglio al momento non ci sono notizie incoraggianti. Ma attendiamo speranzosi.
Entrando nello specifico di alcune parti della tracklist, Walls of Jericho rappresenta sicuramente il pezzo più riuscito insieme a Living in Paradise, che vede la partecipazione di Ed Sheeran e ci regala finalmente quell’energia che manca in alcune parti dell’album. Kiss the bride è una romantica e commossa dedica di un padre, con un testo quasi struggente. Legendary invece, sembra quasi scontata e, a mio avviso, non la scelta migliore per inaugurare questo nuovo progetto. Singolo fatto e pre-confezionato per le radio. Il resto scorre via senza troppi momenti da ricordare.
Il disco si chiude con la spoglia e commovente Hollow man. Jon con il suo timbro, diverso rispetto agli anni d’oro ma ancora caldo e riconoscibile, ci racconta la storia di un uomo “vuoto”, nostalgico, arrivato ad un punto della sua vita in cui ha ancora poco da dare, in cui le pagine più belle sono state scritte ed attende solamente il tramonto.
Here I am, a hollow man
Telling stories ‘bout the promise of a promised land
Feel like a cheap bouquet of flowers and a one-man band
With my heart in hand, the hollow man
L’uscita di un nuovo lavoro dei Bon Jovi non genera hype e fermento come per altri gruppi storici, ma anche grazie a questo la band può godersi questa fase della propria carriera. Senza attese e senza pressioni sta portando la sua storia verso gli ultimi capitoli con dignità e con devozione verso i propri fan. L’ingranaggio non gira più alla velocità di un tempo, non possiamo nasconderlo e non lo fanno neanche questi ragazzi del New Jersey. Ma, a mio avviso, non possiamo perdere l’occasione di ascoltare “Forever”.
Certi gruppi, purtroppo, non torneranno più e ogni nuova tappa del loro percorso merita la nostra attenzione.




