Oso Oso – Life Till Bones
Recensione del disco “Life Till Bones” (Yunahon Entertainment LLC, 2024) degli Oso Oso. A cura di Francesco Giordano.
Nessuna luce se non quella delle stelle, alte e brillanti nel cielo. Il silenzio più totale, poche persone intorno ed una piccola cassa portatile tirata fuori dallo zaino.
Il silenzio viene interrotto da una nota di pianoforte e da una voce che recita un verso: I love you, but life is a gun. La canzone prosegue sempre grazie a quel pianoforte e al racconto di una vita passata che non c’è più. What’s done is done. Nel frattempo, sono entrati i synth e la musica va mischiandosi un po’ tutta in un vortice per finire in una breve scala suonata sempre al piano. E il rumore di una freccia, come se la canzone, o il disco, dovesse svoltare da qualche parte. Proprio come una macchina che dopo una curva prende tutta un’altra direzione. Una nuova partenza, un nuovo inizio, altre strade, storie, avventure da affrontare.
Di nuovo il vuoto. Il silenzio, le stelle. Gli sguardi rivolti verso il cielo alla ricerca di desideri da esprimere, di attimi di speranza fugace. E poi una batteria, una linea di basso, una chitarra distorta. Il rock, i riff degli Strokes mascherati dai pedali e l’attitudine dell’indie rock da cameretta con i suoi racconti post-adolescenziali pregni di nostalgia e malinconia.
Stiamo parlando di una band, Oso Oso, a cui è sempre piaciuto giocare con i suoni emo e le storie altrui, con questo nuovo progetto, il quinto per la precisione, giocano col rock, cercano altre strade.
Ovviamente ci sono delle peculiarità con i lavori precedenti. Ho sempre trovato molto efficiente il modo di costruire le canzoni da parte di Jade Lilitri e soci: pezzi molto brevi e microstrutture musicali al cui interno, però, troviamo tutto. L’album dura poco meno di mezz’ora, ventinove minuti per l’esattezza, per un totale di dieci brani. Da un certo punto di vista, sicuramente da quello di chi ama i pezzi lunghi ed esaustivi, è come se ogni singola canzone fosse un piccolo preludio di quello che avrebbe dovuto essere.
Invece no, è tutto lì. È tutto in quel paio di minuti di media a canzone e tutto torna dove tutto inizia: seesaw, pezzo chitarra e voce, si chiede how will I find my way out? Life is a gun. Sì, come il verso con cui inizia “life till bones“. Seesaw, però, è anche la canzone simbolo di questo album e, probabilmente, è anche il simbolo degli ultimi anni di carriera di Lilitri. “Sore Thumb“, album precedente datato 2022, è stato segnato profondamente dalla perdita del cugino e stretto collaboratore di Lilitri, tanto da venir pubblicato quasi interamente nell’ultima versione demo registrata insieme.
In SeeSaw questa mancanza, questa tristezza, tramutate in spinta emo, vengono enfatizzate: you left too young, that was my brother almost quarter century. Quell’album, sore thumb, lo scoprii quasi per caso partendo proprio da questa storia del cugino-collaboratore venuto a mancare. Non so perché, ma mi colpì molto la voglia di Lilitri, di voler pubblicare l’album in versione ancora demo, non finita, non curata nei minimi dettagli. Eppure, era perfetto così. Grezzo, incompleto. Da lì entrai nel mondo Oso Oso senza volerne mai uscire perché i pattern musicali e semantici che Lilitri è in grado di creare sono un qualcosa di cui difficilmente si riesce e si può fare a meno e con “life till bones” siamo punto e da capo: come si fa non ascoltarlo?




