Death By Gong – Descalator

Recensione del disco “Descalator” (CrazySane Records, 2024) dei Death By Gong. A cura di Paride Placuzzi.

Tempo fa esisteva una serie TV di discutibile veridicità il cui titolo era “1000 modi per morire”. Nei vari episodi venivano raccontate in un modo pericolosamente cinico le morti accidentali che secondo gli autori erano le più esilaranti ed assurde. Senza soffermarsi sul senso morale della cosa e sopratutto, come ho scritto all’inizio, sulla veridicità di queste vicende, vorrei invece farvi riflettere un momento sul nome di questa band. Death By Gong… 

All’inizio, appena avevo letto il nome nella lista dei gruppi da recensire, non ci avevo fatto troppo caso, ma poi all’improvviso, alcune ore dopo mentre lavavo i piatti,  mi sono immaginato la scena di una possibile puntata di quella serie TV. È dura perdere la vita accidentalmente con un gong (lascio a voi tutte le possibili sfumature). E se quel gong facesse invece riferimento a quel gruppo di frikkettoni australiani che negli anni 60 avevano fatto partire la loro astronave space rock? Come si potrebbe morire accidentalmente per mano di una band? Purtroppo non so rispondere con lucidità a queste domande che necessitano di risposte inspiegabili… 

Inspiegabili come questa introduzione che non ha alcun senso logico se non quello di promuovere la bellezza della casualità degli eventi. Perché grazie a questo nome che mi ha incasinato i neuroni ho scoperto una band che altrimenti non avrei conosciuto. 

Descalator” è il loro primo disco anche se in realtà i componenti non sono per niente neofiti alle uscite discografiche. Infatti tra i membri figurano Jobst M. Feit (Radare), Chris Breuer (Zahn, Heads) e Peter Voigtmann (The Ocean) che ha anche registrato l’intero disco nel suo studio (Die Müle) in Bassa Sassonia. 

Descalator” si apre con Troy Toy uno dei singoli che hanno anticipato l’uscita dell’ album. Quello che si percepisce subito è un evidente richiamo ad un certo tipo di sonorità alt.rock anni 90 che qui vengono presentate con una sorta di ballad ruvida costruita su un kick dritto ed un riff di chitarra che lentamente evolve in una struttura più organica. É però dal secondo brano (Until It Breaks) che con prepotenza i Death By Gong ci rovesciano contro la loro natura distopica immergendoci in un’opprimente bolla di mercurio rivestita da una patina luccicante di suoni crudi ma precisi con un chiaro riferimento all’underground dei ’90. Per fare dei nomi il primo che viene in mente è sicuramente quello dei Failure. Paragone più evidente in Heavy Air che avanza solida su un ritmo lento e pesante con la voce pacata e decisa di Jobst che ci fa da guida tra le rovine melliflue di Chiba del Neuromante. 

È bellissimo farsi trasportare a peso morto tra le 8 tracce di “Descalator”: “It’s such a dreadful, uncontrollable flow”, per citare il testo di Troy Toy. Si sprofonda ma si vede una piccola luce in superficie che ci mostra il volto di Philip K. Dick mentre ingoia delle anfetamine e ci guarda dall’alto sogghignando. Tutto è al posto giusto: le pause, i cambi, le parti di sintetizzatore, io che sono a sedere ed ascolto questo disco. 

Everything Is Given parte incalzando una sorta di strofa melodica per poi esplodere in un finale corrosivo che non lascia scampo. Descalator, la traccia che dà il nome al disco, è l’ultimo tramonto sulla terra che vibra con le note laminari di synth. Citando ancora una volta Jobst: “All I can do is write a poem about the end of the world

Post Simili