House of Protection – GALORE

Recensione del disco “GALORE” (Red Bull Records, 2024) degli House of Protection. A cura di Daniele Cipolletti.

Dedicato a tutti i nostalgici dell’Hardcore Punk dei primi anni 2000 (e non solo) che si rifiutano di smettere di pogare, sudare, emozionarsi e piangere davanti, sopra, di lato e dietro al palco. Dedicato agli amanti della musica elettronica che ancora non hanno superato i leggendari (e clandestini) Cave Raves dei primi anni ’90. Non sono un esperto di astrologia ma credo che ci sia stata una congiunzione planetaria non indifferente per far sì che venisse partorito un album tanto originale quanto completamente fuori da ogni canone commerciale. House Of Protection sono sbarcati sulla terra per prendervi a pugni nello stomaco per farvi capire che la musica alternativa, di qualità, originale e autentica è ancora una realtà che non si è persa.

Stephen Harrison (ex chitarrista nei The Chariot e Fever 333) e Aric Improta (attuale batterista dei Night Verses ed ex Fever 333) hanno unito le loro forze ed idee creative per dare alla luce GALORE, un EP che incorpora frammenti unici dei più disparati generi musicali. Due musicisti in grado di fondere abilità tecnica, presenza scenica e unicità in un concentrato di Hardcore, musica elettronica e Punk in un progetto di appena 6 brani.

Stop…Flashback…
13 Novembre 2018: Vidi per la prima volta i Fever 333 al Mediolanum Forum di Milano in apertura ai Bring Me The Horizon. Ne rimasi talmente folgorato tanto che i famosi headliner si trasformarono automaticamente in una band di Liscio adatta solamente alle più sudice e scadenti balere di paese. Nonostante pensiate che stia parlando della band di Oliver Sykes in maniera dispregiativa, beh, dovrò contraddirvi. Senza Jordan Fish (ex tastierista e produttore dei BMTH) questa ventata di aria fresca non sarebbe mai arrivata. Grazie a lui gli House Of Protection sono stati proiettati sotto un riflettore che gli permette di farli brillare di una luce diversa.

All’annuncio di questa nuova frontiera per i due musicisti non ho potuto far altro che immergere anima e corpo in questo nuovo viaggio sapendo già che non mi avrebbero deluso.

Chi mai si sarebbe immaginato una tale versatilità da parte di entrambi, abituati a distruggere ogni cosa si trovasse sul loro cammino, GALORE, rivela un introspettivo road trip inaspettato caratterizzato da uno Stephen Harrison che sprigiona una energia vocale dicotomica spaziando da scream demoniaci a voci angeliche creando un ponte verso un universo etereo ed ignoto. Per non parlare di quella macchina di Aric Improta che, oltre ad abusare del suo minimale drum kit come se la sua vita dipendesse da quello, rivela delle doti canore incredibilmente versatili e fluide che non vanno in alcun modo ad intaccare la sua performance ritmica.

Una menzione onorevole va anche alla creatività impiegata nella realizzazione dei loro videoclip, veri e propri gioielli fuori dagli schemi, vedere per credere…

Amici, se state cercando qualcosa di diverso per riempire le vostre giornate avete trovato pane per i vostri denti (se ne doveste ancora avere alla fine dell’album). Tenetevi forte, it’s supposed to hurt

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