L.S. Dunes – Violet
Recensione del disco “Violet” (Fantasy Records/Concord Records, 2025) degli L.S. Dunes. A cura di Daniele Cipolletti.
Gli L.S. Dunes hanno dato vita a qualcosa di unico, un progetto che sfugge alle definizioni e si nutre di emozioni viscerali. “Violet” non è solo un album, è un’esperienza, un viaggio attraverso il dolore, la rabbia e la speranza, condensato in suoni taglienti e atmosfere sospese tra furia e malinconia. Un’opera che parla a chiunque abbia mai sentito il bisogno di urlare per non sprofondare, a chi ha dovuto ricucire le proprie ferite con le unghie, a chi sa che la bellezza si trova anche nelle cicatrici.
Anthony Green (Circa Survive, Saosin), Frank Iero (My Chemical Romance), Travis Stever (Coheed and Cambria), Tim Payne e Tucker Rule (Thursday) hanno trovato la sintesi perfetta tra l’urgenza del punk e l’introspezione dell’emo, tra la potenza del post-hardcore e la cura melodica di chi ha vissuto sulla pelle il dolore della perdita e della rinascita. Questa non è una band nata per caso, ma la convergenza di musicisti che hanno scritto pagine fondamentali della musica alternativa e che, insieme, hanno creato qualcosa di brutale e al tempo stesso incredibilmente umano.
“Violet” è un disco che non lascia tregua, non fa sconti, non ti permette di distogliere lo sguardo. È il suono dell’ansia che si fa melodia, dell’agonia trasformata in arte, del bisogno disperato di sentirsi vivi anche quando il mondo sembra volerci seppellire. Le chitarre urlano e sussurrano, la sezione ritmica martella senza pietà, la voce di Green è un’arma a doppio taglio, capace di squarciare il silenzio con un grido sofferto e di accarezzarti con una dolcezza devastante. Ogni brano è una lama che affonda, un pugno nello stomaco che lascia il segno. Il disco alterna dolcezza e rabbia in un equilibrio precario che rispecchia alla perfezione lo stato mentale di chi non riesce a lasciar andare il passato. C’è la furia cieca, c’è la disperazione sussurrata, c’è la voglia di ricominciare e il terrore di non farcela. C’è il suono di cinque musicisti che si spingono oltre, che non si accontentano di suonare, ma vogliono sentirti vibrare, sanguinare insieme a loro.
Non ci sono riempitivi, non ci sono compromessi. “Violet” è un disco sincero, doloroso, crudo. Un album che prende tutto ciò che il post-hardcore ha di più autentico e lo trasforma in qualcosa di nuovo, senza tradire le radici. Un album che dimostra che la musica non è solo un passatempo, ma un mezzo per sopravvivere, per urlare al mondo che siamo ancora qui, nonostante tutto.
Dedicato a chi si sente un disastro ambulante, a chi ha ancora voglia di credere che la musica possa salvarti, a chi non smetterà mai di cantare anche quando la voce si spezzerà. “Violet” non è solo un album: è una cicatrice che porteremo con orgoglio, il riflesso di tutte le volte che siamo caduti e abbiamo avuto la forza di rialzarci.




