Jill Fraser – Earthly Pleasures

Recensione del disco “Earthly Pleasures” (Drag City, 2024) di Jill Fraser. A cura di Andrea Ghidorzi.

La carriera di Jill Fraser, pioniera dell’elettronica dagli anni ‘70, ha sempre riflesso un’inesauribile curiosità e una visione artistica che sfida le convenzioni. Anche questo nuovo lavoro brilla di una luce unica, come una gemma incastonata nella sua già straordinaria discografia.

Il titolo stesso, “Earthly Pleasures”, evoca un dualismo quasi mistico tra ciò che è terreno e ciò che è trascendente, tra il piacere tangibile e la meditazione sull’impermanenza della vita. Jill parte da una ricerca sui revival hymn del tardo XIX e inizio XX secolo, unendo la tradizione alla più avanzata tecnologia elettronica. La sua strumentazione è una fusione perfetta di passato e presente, con il Serge Modular del 1978 che dialoga con il Prism Modular e l’Ableton Push 3, creando un tessuto sonoro che sembra dilatarsi all’infinito, eppure sempre circondato dal calore umano.

L’ascolto diviene un’esperienza quasi sensoriale: i suoni, scomposti e ricomposti in nuove forme, evocano un paesaggio etereo e onirico. In We all Get to Heave le melodie sono state rallentate, disintegrate e poi frammentate in grani microscopici, creando universi sonori che oscillano tra ponderazione e caos controllato. Alcuni passaggi fluttuano come stelle scintillanti in un cielo insondabile, altri sembrano algoritmi che cercano di decodificare il linguaggio dell’anima, mentre le note lente si intrecciano formando nuvole sonore capaci di avvolgere l’ascoltatore in una quiete quasi sacra.

In Amen 1 l’artista americana non riflette solo sulla mortalità dell’individuo, ma sulla fine stessa dell’epoca in cui viviamo, interrogandosi su cosa rimarrà della nostra intelligenza collettiva, dei nostri canti, quando non ci saremo più. Tuttavia, nelle sue composizioni non c’è traccia di rassegnazione: in Beautiful Summer, emerge piuttosto una serena accettazione, una contemplazione del ciclo infinito di perdita e rinascita. Il risultato è un’opera che sfida le categorizzazioni, abbracciando in modo fluido generi che vanno dall’ambient all’elettronica, dal gospel alla musica moderna.

Jill si dimostra, ancora una volta, una maestra nell’arte del synth, capace di intrecciare tecnologia e sentimento, memoria e innovazione, in una visione che non è solo un riflesso del passato, ma una profonda contemplazione del futuro. Con Monarch In The Sky, crea una suite luminosa e trascendente che non solo parla all’intelletto, ma lascia nell’aria un’impressione di eternità, come una preghiera sussurrata tra i sospiri del vento.

In un mondo dove il tempo sembra sfuggirci, “Earthly Pleasures” ci ricorda il valore della riflessione, dell’introspezione e della continua ricerca di significato. Jill Fraser, al culmine delle sue capacità compositive, ci offre non solo musica, ma un frammento della nostra stessa essenza trasformata in suono.

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