The Peawees – One Ride

Recensione del disco “One Ride” (Wild Honey, 2024) dei The Peawees. A cura di Simone Campolongo.

Finalmente è arrivato il momento di approfondire l’argomento The Peawees. Sto parlando di una storica garage band italiana (ti sorprenderà scoprirlo se li ascolti per la prima volta) nata a La spezia nel 1995 che, nonostante il passare degli anni e diversi cambi di formazione, continua a mantenere ben chiaro l’obiettivo: diffondere il rock’n’roll.

Almeno in “One Ride” (sto pian piano recuperando tutta la discografia), uscito il 6 settembre per Wild Honey, l’obiettivo è stato pienamente raggiunto con undici pezzi veloci, freschi e trascinanti. Disco difficilmente ascoltabile in cuffia rilassati in poltrona, la serata si accende in un istante e stare fermi diventerà alquanto complicato. Un disco che va sentito fisicamente, muovendosi, ballando e lasciandosi andare.

In realtà è difficile circoscrivere il genere di questa band perché le influenze sono molteplici: punk, garage, surf, e la giusta dose di power pop moderno. Un rock’n’roll fortemente legato alle origini ma catapultato ai giorni nostri dove, scrollandosi di dosso quella patina vintage tipica del genere, riesce a farsi spazio tra nuove proposte e mode passeggere.

Voce graffiante, chitarre grezze e pochi fronzoli mescolati con un forte senso di riscatto e una gran voglia di rivalsa. Momenti difficili e diverse vicissitudini hanno caratterizzato gli ultimi anni di Hervé Peroncini e soci e tutto ciò ha segnato profondamente “One Ride” che, dietro ritmo sostenuto e melodie spensierate, cela stati d’animo e sensazioni contrastanti.

Banana Tree, sicuramente tra i pezzi più apprezzati, apre la tracklist ed è un assaggio di ciò che sarà: i problemi ci sono e ci sono stati ma io sono qui a ballarci sopra. The Wolf narra la storia di un lupo solitario che non ha un branco, non ha legami, non ha una terra di appartenenza. Una storia che parla di coraggio e di occasioni da cogliere al volo perché il treno difficilmente passerà un’altra volta da questa strada.

I saw a wolf without a pack
He don’t belong to any land
He said that I just have to make a choice
To get that train or let it go to where I won’t belong

You’ll Never be Mine Again vede la partecipazione della garage band statunitense The Detroit Cobras ed è un blues lento e apprezzabile che chiude un disco piacevole dall’inizio alla fine. Ho provato a chiudere gli occhi per qualche istante durante l’ascolto e con un po’ di immaginazione mi sono ritrovato nella tavola calda di Arnold’s di “Happy Days”, quando le band di liceali suonavano dal vivo accanto al jukebox che Fonzie azionava con un colpetto preciso.

Un disco perfetto per settembre, per quelle serate di fine estate in cui il sole tramonta troppo presto, l’aria è più fresca e si tenta in tutti i modi di rimanere aggrappati alla stagione più bella. Gli impegni, le scadenze e i programmi sono li che ci attendono, ma noi proviamo ad allontanare la malinconia .

Il tour è partito il 7 settembre da Malaga e per qualche mese farà tappe sia in Italia sia in Spagna. Una band che merita di essere vista live, sul palco infatti trova la sua dimensione e sprigiona tutta la sua attitudine rock’n’roll.

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