Go Dugong & Washé – Madre
Recensione del disco “Madre” (42 Records/La Tempesta, 2024) di Go Dugong & Washé. A cura di Nicola Stufano.
Go Dugong, ovvero Giulio Fonseca, si è fatto conoscere negli ultimi anni in giro per l’Italia, distinguendosi come uno di quegli artisti che interpreta la musica elettronica come forma di aggregazione, ma seguendo istinti più antichi e artisticamente più ampi rispetto al semplice “far muovere i culi”. Attratto dall’esoterismo e del trascendentale, ritrovati inizialmente nella musica mediterranea (complici le origini tarantine), attraverso la piattaforma HAPE Collective ha fatto la conoscenza a fine 2022 di Carlos Conde, in arte Washé, ricercatore di musica indigena venezuelana, col quale condivide immediatamente un interesse e una sintonia musicale.
In viaggio nella foresta pluviale, nella zona del Cerro Autana, che per la sua forma rientra inevitabilmente nell’iconografia della montagna sacra, un po’ come la Torre del Diavolo nel Wyoming, Giulio e Carlos si addentrano nelle profondità della natura, partecipano ai riti delle comunità indigene e suonano, registrando in presa diretta gli strumenti arcaici di Washé: flauti fatti di legno, conchiglie che diventano fischietti, teschi e pelli che fanno da percussioni. E poi Giulio torna a Milano, e meticcia tutto questo con le sue sonorità sintetiche. Da questa fusione nasce “Madre”, un disco che non va ascoltato attraverso la lente commerciale ma che richiede piuttosto l’immersione profonda.
I tre quarti d’ora di “Madre” vogliono essere un percorso, che è quello che un occidentale, o anche semplicemente un uomo di città, percorre quando decide di addentrarsi in un mondo dove è ospite e non padrone. Il viaggio attraverso la natura, che loro chiamano “risveglio” passa attraverso tre fasi, un po’ come nel percorso dantesco: dissonanza, sfida e simbiosi. Dopotutto più o meno tutti, in piccolo o in grande, questo tipo di esperienza l’abbiamo fatta: la percezione di un ambiente diverso da quello solito, lo scontro che deriva dalla fatica di non poter ripetere i propri stilemi in un luogo ostile, e l’accettazione della nuova, seppur transitoria, condizione.
Anche se nel disco un percorso c’è, non è triviale stabilire ciascun pezzo a quale fase appartenga: lasciamo all’interpretazione dell’ascoltatore cosa valga come dissonanza e cosa abbia più l’aria di una sfida. Di certo le parti ritmiche funzionano bene, Go Dugong ha delle ottime qualità e non disdegna mai l’aiuto degli amici come Clap!Clap!, così che in CAOS ARMÓNICO e SELVA rende bene l’idea di eccitazione mista a disorientamento che può dare l’inizio di un viaggio in un ambiente selvatico. Anche Washé ha portato con sé validi musicisti di stampo eterogeneo, i quali contribuiscono in modo determinante alla catarsi. Il contributo più bello è forse quello di Gerry Weil, 85enne jazzista venezuelano, che col suo piano rende dolce e cullante il momento della simbiosi, sublimato in ODA A LA MADRE.
In sintesi, un progetto interessante, fatto da gente che ha a cuore l’impatto della propria musica (in tutti i sensi: il disco è disponibile in vinile di riciclo), prima degli ascolti e delle visualizzazioni. Go Dugong in particolare continuerà a farsi riconoscere e sentire per i suoi set vibranti, ma intanto ha segnato uno di quei passaggi che rende un artista degno di questo appellativo.




