Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Alfio Antico & Go Dugong – La Macchia

2025 - Baccano
elettronica / sperimentale

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Leviti Leviti
2. Trezzatura Tagliente
3. Panza Di Peddi
4. Carne
5. La Macchia
6. Corvo
7. Caloppi Caloppi
8. Il Pascolo


Web

“La macchia” nasce dall’incontro tra Alfio Antico e Giulio Fonseca, alias di Go Dugong, e fa parte delle prime tre uscite di Baccano, l’etichetta discografica della Luiss University, insieme a “I racconti di Aretusa” (Lino Capra Vaccina & MaiMaiMai) e a “Tropicantesimo” (Maria Violenza & Irtumbranda, progetto di Luciano Turella).

Album dedicati all’esplorazione della tradizione siciliana attraverso la creazione di un dialogo di ricerca tra artisti provenienti da ambiti piuttosto diversi tra loro: la risultante è una sorta di contaminazione collettiva tra trasmutazione e ritrovamento.

 Registrato e curato nello studio di Tommaso Colliva (Calibro 35), si presenta come un disco ritmico, percussivo, che partendo da, e mai abbandonando, una base folkloristica, delinea la propria identità come quella di un viaggio lontano tra due musicisti dei nostri tempi.

 Alfio Antico, siciliano, è considerato innovatore e maestro della tamorra e del tamburo a cornice. Costruisce personalmente i suoi strumenti, curandoli in ogni dettaglio: dalla risonanza e la timbrica alle incisioni su di essi di immagini agresti e antichi segni. Possiamo considerarlo non solo il detentore di una memoria ereditata, avendo vissuto come pastore e a stretto contatto con i costumi e le usanze della sua terra, ma come incarnazione di essi, voce di ritmi primordiali.

Il suo canto risuona come quello di un narratore esterno alla vicenda che commenta, persuade e provoca, disteso tra gli echi liquidi ma cadenzato dal ritmo dei tamburi, rimanendo incisivo senza disperdersi eccessivamente.

 Giulio Fonseca, tarantino di origine, e quindi altrettanto plasmato da fenomeni musicali popolari come la Tarantella, è un musicista, produttore e DJ che dedica una meticolosa attenzione alla ricerca e al campionamento dei suoni del mondo. Che siano strumenti o field recordings poco importa: la sua sperimentazione risulta sempre attuale e rinnovata.

 Nel disco la tradizione non viene solo interpretata, ma preservandone l’autenticità viene spinta oltre le sue forme ataviche, sperimentando nuove connessioni tra antico e moderno in una chiave demiurgica delineata tra l’artigianalità di Alfio e la creatività cosmica di Go Dugong: un’originale prospettiva sonora di un orizzonte sacro.

L’impianto sonoro è essenziale, a tratti minimalista, chiara è l’ambientazione da cui vuole partire e in un certo senso anche tornare.

 Già dal primo pezzo Leviti Leviti viene evocato l’immaginario che ci accompagnerà durante l’ascolto: quello di un rituale arcaico, ipnotico, un inno al perdersi o all’elevarsi come potrebbe suggerire il titolo, liberatorio e claustrofobico allo stesso tempo, cupo, a tratti inquietante.

 Il Pascolo richiama lo scenario mediterraneo viaggiando tra suoni di campanacci, versi di uccelli e altri campionamenti, finendo dentro una fantasia pastorale, magari come quella che Alfio ricorda della sua infanzia.

 Direi di un’ambientazione rurale, primitiva, capace di risuonare in eterne profondità o riecheggiare come medium di un inconscio collettivo: una danza caotica e divinatoria.

“La macchia” è un album rupestre moderno, dove la linea dell’immaginifico folkloristico si amalgama fondendosi a sintetizzatori, over dub, delay spaziali ed elettricità: la canzone omonima ne è un ottimo esempio.

 In sintesi uno studio ontologico di tradizioni e miti nell’ottica della contemporaneità, privo di tentativi di eludere la loro stessa essenza.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni