Libertà, tecnologia e responsabilità: “Le tre dimensioni della libertà” di Billy Bragg

Utile allo scopo di osservare, cercar di capire e soprattutto, fare la nostra essenzialmente piccola parte – azione! – per tirarlo fuori dai guai, questo nostro tempo

Quasi non sapendo esattamente cosa aspettarmi da questo breve (e abilmente rapido) libro, mi ritrovo nel giro di pochi secondi nelle grinfie delle chiare argomentazioni di Billy Bragg (talentuoso cantautore folk punk britannico ma soprattutto inarrestabile attivista in importanti temi quali razzismo, sessismo e fascismo) che, effettivamente in un tempo di lettura breve, mi presenta (tramite la traduzione targata 2024 a opera di Antonio De Sortis per Double Nickels Edizioni, dal testo originale inglese del 2019) una sorta di piano d’azione – negli intenti, più che nella pratica – sul come superare o quantomeno affrontare il mondo e noi che ci stiamo sopra, tanto online quanto offline.

Gli aspetti? La libertà, i social media, la tecnologia in senso ampio, gli scontri generazionali, per tutti. Di nuovo, e soprattutto, la libertà. Temi ricorrenti, pivotali. L’analisi – della libertà stessa ai giorni nostri – si divide in tre chiare sezioni: la libertà individuale, d’uguaglianza, e di responsabilità. La prima di queste ben distinte torrette d’osservazione, in un certo senso, forse non è proprio la più interessante, probabilmente perché l’argomento viene affrontato e dipanato attraverso una spiegazione di quello che è successo dalla fine della seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri (sciagure come Thatcher e Trump inclusi) da un punto di vista dell’individuo – in fase di input e output – sia nella società americana ma soprattutto nella società britannica, quindi potenzialmente estraneo a un lettore non già in qualche modo istruito su quegli eventi geopolitici. La scrittura viaggia comunque rapida, una repentina lezione di storia ma che lascia in ogni caso quasi interdetti nello scopo, nonostante alcuni interessanti dietro le quinte, soprattutto su importanti studi e studiosi del secolo scorso, in campo economico e sociale, Keynes incluso, ma non limitato banalmente a lui.

Clamorosamente, o forse non proprio cosi tanto clamorosamente, e qui sta il guaio, il volumetto inizia proprio dall’argomentare il perché della prima elezione di Trump (drammaticamente simile alla seconda a cui abbiamo appena assistito). Eppure la spiegazione sociale di quei voti è esattamente la stessa, sempre valida. Siamo sorpresi, e non lo siamo. Il libro ci catapulta in una seria analisi post Anni Trenta, includendo le origini tratte di Smith, gli sviluppi di Keynes, la “mano invisibile” e il welfare, per poi infognarsi – proprio come fecero gli inglesi all’epoca – nei meandri delle politiche thatcheriane, e scontrarsi con il fallimento sociale delle stesse, con buona pace di dividendi e azioni. Reagan viene nominato e bastonato, giustamente – da un punto di vista socialista, e a seguire Cina e crisi finanziaria del 2008. Il populismo che emerge e invade le democrazie occidentali, con nessuno che può inchiodare nessuno sulle responsabilità del mercato. Citando… “La vergogna ha smesso di pungolare i potenti”.

La seconda parte invece, dedicata al tema dell’uguaglianza, fornisce forse il meglio dell’intera piccola opera, il vero valore del libro: qui Billy Bragg ci conduce in una efficace analisi di cosa ha comportato il politically correct, la risposta allo stesso, e quasi l’ulteriore contro risposta. Il dibattito viene spiegato e non sembra mai con una vera opinione personale. Bragg ci mette in guardia spiegando cosa è successo, e il discorso pare valere chiaramente per qualsiasi fenomeno sociale degli ultimi vent’anni o quasi. Il danno dei social al dibattito: porta l’esempio di chi da essere un rispettabile personaggio TV è diventato un animale sociale, senza volerlo. I social media prendono la libertà di un contesto privato e lo trapiantano nel dibattito pubblico. Tutto questo è mostruoso e affascinante, e spiegato sempre in maniera efficace. Che a parlare sia un noto attivista o un cantautore, o fosse anche un professore di diritto privato, non farebbe differenza, sono fatti ben esposti, anche quando si usano e spiegano slogan pesanti come marxismo culturale, intellectual dark web, anche tirando in ballo Orwell o argomentando i punti degli americani Patriot Prayer. Tutto alla ricerca di un equilibrio, come unica individuabile soluzione – un giorno, forse.

La terza e ultima parte, incentrata sul concetto di responsabilità, ha quasi un taglio enciclopedico, un testo universitario a tutti gli effetti. Iniziando anche da lontano, fin dalla Bill of Rights e Cromwell, per giungere anche a una spruzzata di Reagan negli Anni Ottanta negli States e arrivando a quella responsabilità (completamente fallita) verificatasi nella crisi finanziaria del 2008 e nelle deprimenti ragioni della stessa. Ma nulla di tutto ciò risulta contro il capitalismo e nulla contro il liberismo in senso lato, questo risulta interessante. Concetti tristemente giudicati come finiti nelle mani sbagliate, che queste fossero o malvagie o inesperte, ne conta il risultato. La Brexit appare maestosa in tal senso, come ennesima manifestazione di responsabilità (della libertà) gestita in maniera catastrofica, senza togliere colpe all’altro lato, all’UE. Proprio come nel più classico dei finali, mi viene facile sottolineare e confermare la semplicità di linguaggio: dopo questo centinaio di pagine si ha la sensazione di avere idee molto più chiare su vari temi sociali, anche se solo toccati in superficie.

Anche di qualcosa, di qualche tema, mai identificato chiaramente prima, non per nostra mera ignoranza, ma per completezza: utile allo scopo di osservare, cercar di capire e soprattutto, fare la nostra essenzialmente piccola parte – azione! – per tirarlo fuori dai guai, questo nostro tempo.

Autore: Billy Bragg
Uscita: 28/10/2024
Editore: Double Nickels
Traduttore: Antonio De Sortis
Pagine: 116
Prezzo: € 13,00

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