“Rebel Girl: My life as a feminist punk”, le lotte, la vita e l’arte di Kathleen Hanna

Leggendo “Rebel Girl” non si può né si deve rimanere impassibili. Smuove qualcosa, o forse tutto, fa rabbrividire, stringere il cuore, schiumare di rabbia, forse anche sorridere ma, infine, capire che un mondo e un modo diverso di intendere le cose è possibile

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Ero seriamente convinto del fatto che, dopo aver letto il memoir di Eugene S. Robinson, ci sarebbero voluti almeno svariati anni prima che riuscissi a leggerne un altro che ne bissasse livello emotivo e bellezza e invece, grazie a Kathleen Hanna, sono bastati pochissimi mesi.

Quando si è materializzata la possibilità che colei che fece le Bikini Kill, Le Tigre e Julie Ruin, dando all’hardcore e non solo il connotato femminista che serviva, che era necessario fosse tangibile e reale, mi dissi che “era ora”. La voce di Hanna era ed è ancora una necessità. Di pagina in pagina mi sono reso conto che quanto mi aspettavo di leggere era effettivamente divenuto realtà, altrettanto tangibile, altrettanto importante.

Rebel Girl: My life as a feminist punk” non è “solo” l’autobiografia di una delle musiciste più influenti ad aver calcato dapprima la scena hardcore punk e poi quella più elettronica, mai dimentica delle proprie “origini” (un elemento originario che si intreccia di continuo nella narrazione), è un vero e proprio “romanzo” di formazione, una storia terribilmente reale che immortala senza fare sconti una realtà che oggi abbiamo purtroppo sotto gli occhi costantemente, ma che negli anni in cui Hanna muoveva i primi passi nel mondo prima e nella Scena poi, ancora non era “all’ordine del giorno”.

(c) Leeta Harding

Ogni capitolo è una scheggia che, veloce e impietosa, perfora il lettore, passa in rassegna i traumi e gli abusi, in famiglia e oltre, nella famiglia allargata che ha come base la musica, ancora di salvataggio per la giovane Hanna e poi croce una volta cresciuta, gli stupri e gli assalti verbali e non. Parla a cuore aperto di come, per una donna, sia stato difficile vivere in quello che molti hanno vissuto come un luogo sicuro, quel mondo punk spesso idealizzato come salvifico ma che, in fin dei conti, non è mai riuscito a prendere sul serio quando denunciato, i trattamenti impari che le donne della scena subivano, gli attacchi e l’odio da parte di uomini disgustosi che, come nel mondo “esterno” filtravano attraverso le maglie strettissime del punk, che poi tanto strette non erano, facendo di esso un mondo elitario e maschilista senza mezzi termini. È un manuale, il racconto senza esclusione di colpi di una vita passata a lottare contro i traumi e le ferite riportate ma anche di come è possibile affrontarli. Una vita passata a difendersi e difendere, a capire dai propri errori.

Hanna non fa sconti, nemmeno a se stessa, nemmeno parlando del movimento Riot Grrrl cui ha contribuito a dare origine e che, a un certo punto, ha mostrato lati altrettanto insensibili nei confronti dei BIPOC. Ci mette dinnanzi alla cruda verità, che noi fan spesso e volentieri non ci rendiamo conto di avere a che fare con delle persone e non entità astratte che ci devono intrattenere a tutti i costi. Il viaggio di Hanna è ricco di persone di ogni tipo, i passaggi su Kurt Cobain tra i più toccanti di tutti, e le storie delle donne che hanno reso la sua vita differente forse ancor di più, le musiciste conosciute e sconosciute, quelle che hanno condiviso con lei palco e studio, la madre il cui rapporto non è sempre stato idilliaco ma sempre e comunque cardine della propria esistenza, l’incontro con Ad-Rock/Adam Horovitz e l’enorme amore che ne è conseguito, le continue accuse di “sellout”, insensate e insensibili, e di come queste hanno cambiato radicalmente la sua esistenza e il modo di affrontarla. Di una cosa sono sicuro: leggendo “Rebel Girl” non si può né si deve rimanere impassibili. Smuove qualcosa, o forse tutto, fa rabbrividire, stringere il cuore, schiumare di rabbia, forse anche sorridere ma, infine, capire che un mondo e un modo diverso di intendere le cose è possibile. Un mondo in cui la parola femminista ha un’importante enorme ed è centrale, assoluta.

Mi auguro vivamente che qualche editore si prenda la briga di tradurlo in italiano. Non farlo sarebbe un delitto. Se così non fosse fregatevene e compratelo in lingua originale. Io non ho avuto pazienza di aspettare. Ho fatto bene ché delle 600 pagine che il libro avrebbe dovuto avere avrei letto ogni singola parola.

Autrice: Kathleen Hanna
Uscita: 14/05/2024
Editore: Ecco Pr
Pagine: 326
Prezzo: € 18,95

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