Warhaus – Karaoke Moon

Recensione del disco “Karaoke Moon” (Play It Again Sam, 2024) di Warhaus. A cura di Giovanni Davoli.

Warhaus, alias Maarten Devoldere, ha ritrovato l’amore. Dopo la separazione da Sylvie Kreusch, pianta nel suo precedente “Ha Ha Heartbreak” (che abbiamo recensito qui), ora è arrivato il momento di celebrare Emely, la nuova fiamma del cantautore belga. 

“Con te Emely, essenzialmente / Mi sento nullo, piccola, finché non mi guardi…..Quando sto con te, ragazza, mi sento a casa / Perdo il controllo quando sto con te / Che m’importa, voglio essere sdolcinato per te / E’ semplice piccola sono innamorato di te / Piccola, sono innamorato, innamorato, di te” – canta Maarten nell’opener Where the Names Are Real. E poi riprende il discorso nell’ultima traccia, forse la migliore del disco, intitolata proprio Emely. Insomma, ha preso proprio una bella botta e buon per lui.

Fin qui le buone notizie. La cattiva notizia è che questo amore nuovo non è che sembra avergli portato una ispirazione artistica folgorante. Ogni progetto musicale ha la sua parabola. Il frontman dei Balthazar ha cominciato a rilasciare dischi a nome Warhaus nel 2016, con “We fucked a flame into being”, seguito da “Warhaus” (2017). L’artista si proponeva un po’ come un novello Leonard Cohen, piuttosto che Serge Gainsbourg. Uno dei tratti distintivi e più emozionanti del suo sound erano i duetti canori con Kreusch: l’alternanza delle due voci, tanto profonda quella di lui, quanto luminosa quella di lei, creavano una ricercata palpabile tensione erotica.

Dopo un paio di dischi con i Balthazar, Warhaus tornò nel 2022 con il citato “Ha Ha Heartbreak”. Un ritorno da single, dopo la dolorosa separazione da Sylvie: lei appare nei crediti, ma praticamente non si sente. Il disco diventa quindi un monologo nel quale, come scrivevamo nella nostra recensione, Devoldere abbassa il tono in cui canta e non gioca più a fare il novello Leonard Cohen. Un disco di pop/soul leggero, malgrado il tema scelto, che filava bene e intratteneva l’ascoltatore dall’inizio alla fine.

Siamo ora giunti alla quarta prova e la parabola artistica è discendente. Una buona notizia potrebbe essere che si torna a sentire un pò Kreusch, tra l’altro in un duetto come ai bei vecchi tempi, in No Surprise. Ma, mi ripeto: l’ispirazione questa volta scarseggia. E il disco diventa un po’: Warhaus che interpreta se stesso. Finché ci riesce, perché poi deve riempire lo spazio e allora ecco una ballata strumentale al pianoforte, Jacky N.. Piuttosto che uno spoken word, su base pianistica che lascia veramente il tempo che trova, The Winning Numbers. Senza contare le banalità, anche un po’ volgari, infilate nei testi. Da lui che è ossessionato da una idea che “David Bowie aveva avuto secoli prima” (concetto che ripete in due tracce diverse) a, “Sono eloquente, ma non così eloquente / Posso dire qualcosa di profondo sulle tue tette e sul tuo culo”, fino a “In Papua Nuova Guinea …..Credono di dover consumare lo sperma degli adulti in modo che la loro maturità possa prendere forma / Beh, è fottutamente strano / Credo che avrei dovuto succhiare un uomo prima di incontrarti piccola”.

Si dice che l’amore ci renda migliori. In questo caso, Devoldere sarà pure innamorato di nuovo ma gli effetti non si vedono.

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