Soap&Skin – Torso
Recensione del disco “Torso” (Play It Again Sam, 2024) di Soap&Skin. A cura di Nicola Stufano.
Cover, che passione! Per qualsiasi cantautore e cantautrice le cover sono state un passaggio obbligato nel momento in cui si è imbracciata una chitarra o strimpellato un piano. Ci sono artisti che proprio non sopportano l’idea di mettere nei loro dischi la revisione delle canzoni di qualcun altro e altri invece, come Soap&Skin, per i quali l’interpretazione è un valore aggiunto e parte integrante dell’essere artista: la sua versione di Me and The Devil è rappresentativa della sua popolarità anche più del folgorante disco d’esordio “Lovetune for Vacuum”.
E così l’artista austriaca, nota per la sua vena neoclassica molto dark e ormai sulla breccia da più di tre lustri, torna a farsi sentire a 6 anni di distanza da “From Gas to Solid/ You are My Friend”, il suo ultimo disco di inediti, e dopo aver recitato nel cupo film storico “Des Teufels Bad” ed averne arrangiato la colonna sonora. É un disco composto interamente da interpretazioni, 12 in tutto, arrangiate nello stile di Anja Plaschg ma di estrazione fortemente eterogenea: c’è il country degli anni ’40 e l’electropop di fine anni ‘80, i Doors come Lana del Rey, Tom Waits e le 4 Non Blondes.
Impressioni? L’interpretazione più riuscita sembra proprio la prima proposta, Mystery of Love, abbastanza nelle corde di Soap&Skin che con il buon Suf condivide una certa delicatezza,ma al contempo un po’ più serena e solare della sua proposta consueta (a quanto pare nasce come esibizione per il matrimonio di una coppia di amici), favorendo quel senso di novità che magari in altri pezzi non emerge. Girl Loves me, ad esempio, è opera dell’ultimo Bowie, è una scelta non banale dal repertorio del Duca Bianco e più originale di altre, ma qui Anja resta molto fedele all’originale, vuoi per un certo timore reverenziale.
E poi ci sono le cover più bizzarre, a rischio trash: Born to Lose, pezzo country reso noto da Ray Charles, oltremodo stravolto; più interessante Voyage Voyage, drammatizzata e riportata vocalmente su tempi pari (strano eh? Di solito con le cover si tende a complicare le canzoni per darsi un tono, non a semplificarle). Straniante anche What’s Up, dove invece complicare è d’obbligo essendo uno dei pezzi più coverizzati a partire dalle band del liceo.
In chiusura del disco, Soap&Skin osa davvero parecchio, azzardando un’interpretazione piano e voce di The End, si: quella dei Doors, quella che apre “Apocalypse Now”. Francamente, è un pezzo inarrivabile per chiunque, perfetto così com è, azzarderei: sacro. Va detto che l’interpretazione è parecchio curata, si sente che Anja ci ha messo settimane, forse mesi di impegno certosino per arrivare a una versione che per lei rasentasse la perfezione.
Quando 16 anni fa Soap&Skin stupiva i critici col suo disco d’esordio, forse s’immaginava una carriera un po’ più ricca rispetto a quanto visto finora. Poi i percorsi degli artisti sono imprevedibili, e le storie personali influiscono sul percorso (nel suo caso, l’improvvisa perdita del padre nel 2010), lei stessa non nega di attraversare lunghi periodi di assenza totale d’ispirazione nella scrittura dei testi, come questo. Poi però la crisi d’ispirazione è un conto, la vena artistica è un altro, e questo disco di cover di qualità ne è prova.




