Laibach – Opus Dei Revisited
Recensione del disco “Opus Dei Revisited” (Mute, 2024) dei Laibach. A cura di Sara Fontana.
“Opus Dei“, terzo album dei Laibach, era già un album innovativo e meraviglioso nel 1987 e sfido chiunque a dire il contrario. Una perla Est-europea che prendeva i singoli musicali occidentali più famosi per devastarli e ricostruirli come un edificio brutalista sovietico.
Visto il successo questo album portò il collettivo alla ribalta e si può dire che cambiò l’industrial, militarizzandolo e rendendolo impenetrabile sostituendo le sonorità decadenti a quelle fiere e propagandistiche, motivo per cui fu anche il tramite di una serie di fraintendimenti socio-politici. Infatti chi si ispirava ai Laibach ma anche gli stessi Laibach ebbero rogne non da poco tra le quali accuse di Nazi-Fascismo e propaganda di questo movimento.
La cosa fantastica di tutto ciò è che in realtà a parte casi di fanatici e moralisti che non avevano e non hanno capito niente dell’industrial-militanz europeo, lo scopo degli artisti era altro. Però qui servirebbe un approfondimento a parte, oggi vi parlo di “Opus Dei Revisited“.
Composto da due dischi, questo lavoro del collettivo sloveno Laibach nel primo si rifà esattamente alle canzoni del capolavoro del 1987 attualizzandole e ricostruendole. In questa parte è facile sentire tutto il percorso artistico degli sloveni, di fatto vi è un alternanza tra le basi classiche del gruppo con quelle più moderne e teatrali ma anche molto cinematografiche rendendo così “Opus Dei” un album nuovo. La scelta di dare un mood totale in stile natalizio ma anche da Fine del Mondo rende il disco 1 perfetto per questo fine anno ed inizio del prossimo.
Il secondo disco invece raccoglie le stesse canzoni del primo ma con i remix di Rico Conning (Wire, Pere Ubu, Swans, Front 242, William Orbit) che crea anch’egli una nuova versione di “Opus Dei” molto variegata spaziando dalla musica popolare, al rock a quella da cocktail da oligarchi il tutto in maniera molto sperimentale e (ovviamente) ben curata, un disco davvero molto piacevole e divertente. Come riportano i Laibach su questa versione:
A Conning è stata data carta bianca per esplorare nuovi territori con i master originali. I risultati enfatizzano e sviscerano in egual misura, portando nuove prospettive di ampio respiro.
Dal 1987 al 2024 “Opus Dei” rimarrà per me uno degli album migliori di tutti i tempi proprio per la sua natura in continua evoluzione che si adatta sempre e perfettamente al momento che vive.




