Poppy – Negative Spaces
Recensione del disco “Negative Spaces” (Sumerian Records, 2024) di Poppy. A cura di Alessandro Logi.
Sin dall’uscita a giugno del meraviglioso singolo di lancio di new way out, accompagnato da strepitose visual ispirate dal mondo di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, non c’erano dubbi che Poppy sarebbe tornata con un discone. E le aspettative non sono state affatto deluse. A un anno di distanza dal precedente “Zig” (carino, ma niente di eccezionale), la cantante americana è tornata più grintosa che mai con “Negative Spaces”, che senza dubbio rappresenta una delle sue opere meglio riuscite.
Se l’album dell’anno scorso aveva un’impronta più pop, “Negative Spaces”, prodotto dall’ex-Bring Me The Horizon Jordan Fish, è l’opera della carriera di Poppy che tende maggiormente verso il metalcore. È vero che sin dai tempi di “Am I a Girl?” (2018) troviamo una strana miscela di hyperpop ed elementi rock, metal, punk e industrial. Tuttavia, in questo album abbondano più che mai, accanto alle sezioni più melodiche, i breakdown e gli scream. Ciò è particolarmente rilevante in tracce del calibro di they’re all around us e the center’s falling out, le canzoni più heavy del disco, ma anche in brani come have you had enough?, the cost of giving up, vital, nothing, surviving on defiance e la già citata new way out.
Non mancano, poi, canzoni più elettropop, come crystallized, push go o la conclusiva halo. La title track, invece, si avvicina di più al pop punk/post-grunge anni ’90-’00, con sonorità che richiamano le Hole di Celebrity Skin. Carini anche i brevi brani di passaggio yesterday, hey there e tomorrow, dei brevissimi intermezzi che costituiscono un’ottima transizione tra la canzone precedente e la successiva e ampliano il concept dietro a “Negative Spaces”.
Ciò che rende questo disco particolarmente significativo, però, è che qui viene portato a compimento un processo di maturazione. Se in “Am I a Girl?” (2018) e “I Disagree” (2020) era ancora presente un forte legame col personaggio nato su YouTube, oscillante tra il kawaii e il disturbante, progressivamente questo legame si è allentato in “Flux” (2021) e “Zig” (2023). In “Negative Spaces” sopravvivono i contrasti tra rosa pastello e nero petrolio, tra hyperpop e metal; ma finalmente siamo arrivati all’opera di un’artista e di una donna ormai matura e consapevole di sé. Per quanto fosse iconico e divertente il personaggio, forse Poppy ha compreso che è arrivato il momento di lasciarlo definitivamente andare.
“Negative Spaces”, pertanto, si configura come una dichiarazione al pubblico e all’industria musicale: abbandonati i panni del fenomeno di YouTube, Poppy è finalmente un’artista adulta, ed è pronta a portarci nei suoi meandri, nella sua intimità, nei suoi spazi negativi.




