Shotgun Sawyer – Shotgun Sawyer

Recensione del disco “Shotgun Sawyer” (Ripple Music, 2024) dei Shotgun Sawyer. A cura di Simone Campolongo.

In un periodo in cui sto ascoltando e cercando di approfondire il tema blues rock, a cui tento di approcciarmi con grande umiltà, ho scoperto quasi per caso l’omonimo disco, uscito lo scorso mese fa per Ripple Music, dei Shotgun Sawyer. Terza fatica discografica della band californiana, ancora poco conosciuta.

Tra una playlist e l’altra sui grandi del genere, la nota piattaforma musicale mi ha indirizzato verso questa band e devo dire che è stata davvero una piacevole scoperta. Dylan Jarman chitarra e voce avvolgente, Brett Sanders al basso e David Lee alla batteria a tenere un ritmo sempre energico e trascinante.

Un disco veramente ben fatto, buona scelta per chiudere l’anno e farsi cullare durante le feste. Un ottimo sound, perfetto sottofondo delle giornate a casa tra un bicchiere e l’altro. Ci sono tutti gli ingredienti per un blues di livello, legato al passato e alle radici del genere ma con una forte personalità. Un mix di blues e hard rock che probabilmente riuscirà, con il tempo, ad abbracciare un pubblico molto ampio.

Cock’n’Bull apre il disco con precisi riferimenti al passato: proprio oggi ascoltavo alcuni pezzi di Muddy Waters e si intuisce facilmente da dove arriva l’ispirazione. E ci mancherebbe, quando si parla dei più grandi non si può fare altro che imparare ed assorbire tutto il meglio. L’importante è fare in modo che questo sia solamente un punto di partenza, una solida base su cui costruire un progetto che abbia una sua identità. L’apertura di Hopeless mi ha ricordato, invece, l’intro di Up Around The Bend dei Creedence Clearwater Revival. Poi però, il pezzo prende una sua direzione, ci conduce, come in diversi altri momenti, nell’universo dell’hard rock.

Ho letto che in molti, a tratti, sentono chiari riferimenti ai Led Zeppelin. Mi chiedo se sia possibile non lasciarsi ispirare da una delle più grandi band che è riuscita a mescolare blues e hard rock…Tired inizialmente potrebbe sembrare una ballad, con la voce di Jarman che ci accompagna verso la fine del disco ma ben presto esplode in tutta l’energia che il trio non sembra riuscire a trattenere, nemmeno nei pezzi apparentemente più lenti. Con That’s How It Go i tre riescono però, in qualche modo, a contenersi e chiudere, per davvero questa volta, il disco con un pezzo dai ritmi più blandi ma con un tagliente assolo di chitarra finale.

Tenete d’occhio gli Shotgun Sawyer e recuperate le due uscite precedenti se non lo avete ancora fatto. “Thinderchief”, l’esordio del 2016, è un chicca da riscoprire.

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