Luponero – Luponero

Recensione del disco “Luponero” (Icons Creating Evil Art, 2025) dei Luponero. A cura di Sergio Bedessi.

21 marzo 2025, esce oggi l’ultimo album di Luponero, “Luponero” per Icons Creating Evil Art, con il quale il trio rock finlandese costituito da Marco Luponero (voce, basso), Jim Heikkinen (chitarre), Simon Grundvall (batteria) regala all’ascoltatore un lavoro musicale sostanzioso, energico, con richiami a tutta una serie di generi, dal punk rock al classic rock, dall’ambient pop al post punk, con inserimenti di synthwave, con alcuni momenti melodici altamente espressivi.

Un album che mostra non solo l’eclettismo di questa band, ma anche la capacità di modellare il sound in funzione del messaggio che si vuole trasmettere, senza per questo perdere l’unitarietà del lavoro musicale nel suo complesso.

In questo senso se da una parte l’album “Luponero” sfugge a una classificazione precisa, di contro è veramente un prodotto musicale costruito con i crismi del “vecchio” rock, pezzi diversi l’uno dall’altro, ma che vanno ascoltati nella sequenza prevista per rendersi conto che c’è un significato specifico nell’insieme dell’album rispetto alla somma dei singoli pezzi.

Da subito l’ascoltatore viene catturato dal solitario giro di basso che apre Everything Nothing, un espediente musicale magistrale per far concentrare l’ascoltatore sulle parole che subito dopo si susseguono con un rincorrersi di echi, per infine aprire all’entrata potentemente ritmata dalla batteria di Simon Grundvall sulla quale si muovono gli acuti fantasmagorici della chitarra di Jim Heikkinen.

Naturale continuazione del precedente, il successivo pezzo Bipolaroids, con prevalenza del canto, un pezzo meno duro, dove si sentono alcune influenze dei Queen a riprova che l’album Luponero si muove fra sound molto differenti pur riuscendo a mantenere un filo logico costante. Fantastici suoni di synth nella parte iniziale di Killing Time che vanno a introdurre il rapido riff di basso con la musica ogni tanto interrotta da synth e cori, un farsi strada sulla costante del riff; si tratta sicuramente di un pezzo musicale con notevole mordente.

Running On Empty, con i suoni iniziali volutamente lo-fi, la pienezza old-fashioned dei suoni di organo nella parte centrale, il bilanciamento complessivo e, di contro, Sapiens, con il ritmo sostenuto dopo l’entrata prepotente, i piccoli e piacevoli assoli di chitarra mentre la batteria tiene il tempo a un ritmo incessante intercalandosi sempre con la chitarra, fanno comprendere come il gruppo Luponero riesca a padroneggiare tutte le sfumature del rock, da quelle più progressive a quelle più metal, sempre con grande maestria tecnica.

L’energico Pickup Artist, con quel ritornello allegro e le parole, richiama il tema del nichilismo alla Schopenauer più che alla Nietzsche, un tema che nella musica rock era stato lanciato a suo tempo dai Mars e dal loro vocalist, Sumner Crane, ma che qui torna in modo più spigliato e tutto sommato allegro. Se si va a ben vedere, come ha dichiarato ai media lo stesso Marco Luponero, è proprio il nichilismo positivo il filo conduttore che si può rinvenire in tutto l’album, una sorta di costante che tiene insieme sound che sono anche molto diversi gli uni dagli altri.

Angelo, una canzone riflessiva sul padre di Marco Luponero, con parole iniziali fuori campo di canto in italiano, probabilmente una vecchia registrazione della canzone degli anni ’40 “Mamma”, un pezzo che chiude in modo molto calmo, con note di pianoforte e suoni di chitarra modulati alla Jeff Beck.

In sintesi un album, questo dei Luponero, che si muove sulla scia dei grandi album rock del passato, un modo di raccontare in musica che si era un po’ perso e che questo gruppo riporta in auge in modo magnifico: non un’accozzaglia di singoli, ma un prodotto musicale unitario, molto bilanciato, di alto livello musicale, per chi ama il rock da ascoltare e riascoltare.

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