Edvard Graham Lewis – Alreet?

Recensione del disco “Alreet?” (Upp Records, 2025) di Edvard Graham Lewis. A cura di Fabio Gallato.

Non è chiaro il motivo per cui Edvard Graham Lewis, storico bassista dei Wire, abbia intitolato il suo nuovo album “Alreet?”, riprendendo una tipica espressione del nord-est dell’Inghilterra che si può tradurre come un “te l’avevo detto”. Forse c’è un legame con He Said, il nome scelto per i suoi primi progetti solista negli anni ‘80, in un tentativo di adattare intenti e sonorità ai tempi confusi di oggi o di riflettere sul proprio percorso alla veneranda età di 72 anni. 

Lewis, che ha sempre oscillato tra sperimentazione e sensibilità pop, valorizza qui questa attitudine con mestiere e saggezza: “Alreet?” esplora traiettorie diverse, ma si mantiene coerente e unitario. Tra strutture post-punk, atmosfere elettroniche e accenni kraut, il filo conduttore è comunque l’estetica avant-techno-pop che ha caratterizzato la sua lunga carriera fatta di lavori in solitari e di svariate collaborazioni che si sono intrecciate con tutto l’universo Wire. È un disco che esce senza clamori e non li cerca nemmeno, e in cui fondamentalmente lo stile di Lewis e il suo baritono bastano da soli a tenere in piedi un impianto che la produzione di Max Lorentz aiuta a tenere al passo con i tempi.

Resta comunque preponderante la personalità del suo autore, sia nei testi che nell’interpretazione, riportando alla memoria l’ultimo Jonny Cash e Scott Walker, tanto nell’uso della voce quanto nel saper fronteggiare le quattro decadi trascorse con la consapevolezza del caso. Last Scene Of All sembra descrivere la perdita delle proprie facoltà, mentre Bang è una traccia spoken word che affronta il tema del dolore e del suo superamento, fino a una sorta di liberazione finale, un avanzare deciso verso la luce. In Diamond Shell lo troviamo dialogare con una melodia arabeggiante, quasi da dancefloor globalista, mentre Who The Hell, epica e carica di tensione, chiude il tutto con una certa vena minacciosa. 

Difficile dire se “Alreet?” sia il punto di arrivo della carriera di Edvard Graham Lewis, o se ne segnerà un ulteriore tassello. Difficile anche trovargli una collocazione nel panorama attuale. Ma è un disco che può trovare forma fuori dal tempo, guardando tanto al passato quanto al presente, ed è frutto di una visione personale che non cerca né confronti né conferme. Forse sta proprio qui la sua forza, nel suo rispondere al solo bisogno di esprimere la propria autenticità.

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