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Fabio Mina – Existence / Resistance

2025 - Okum Produzioni
ambient / elettronica

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Tracklist

1. vivo

2. mormorio

3. calima

4. terra

5. dune

6. ali

7. ski um talx

8. piume

9. noi

10. sento


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Ogni inizio dell’anno mi diverto ad andare a rivedere con che album ho iniziato il precedente. In questo caso, e dopo una slavina di musica di livello assurdo, mi rendo conto di aver aperto il 2024 con due recensioni rumorose, pregne di chitarre e rumore di sorta. Al 2025 tocca uno start di tutt’altro tipo. Sposto l’asse. Cambia tutto.

Nelle mie cuffie approda Fabio Mina, compositore e musicista natio di Rimini, che ha diviso il suo spazio con musicisti di caratura altissima come, tra i tanti, Markus Stockhausen, Vinicio Capossela, Cristiano De Andrè e Rhabdomantic Orchestra. È proprio con Manuel Volpe (che qui, oltre che a produrre, scrive, compone, suona) e la sua Okum Produzioni che dà alle stampe il suo solista “Existence / Resistance”.

Già il titolo rende bene l’idea del pensiero del flautista riminese, un’idea estensibile a ognuno di noi. Da una parte c’è l’esistenza, da non dare mai per scontata, in tempi scanditi (e vissuti) più dalle nostre controparti digitali che non da noi stessi, dall’altra la resistenza, anche questa componente di valore assoluto, con attorno un mondo che, ora più che mai, sprofonda nel buio, tra fiamme e odio. Da par suo, Mina mutua le due parole da quelle del giovane artista/attivista (un’altra serie di parole che ormai non sempre vengono accomunate, anzi) di origini hopi Ski Um Talx, il quale le lega indissolubilmente.

Se, di norma e anche piuttosto stereotipatamente, siamo abituati a vedere la resistenza messa in musica da rumore legato a una certa violenza sonora, Mina, in concerto con Volpe, va in direzione opposta, spezzando quelle catene di cliché da cui ormai siamo circondati. La rivoluzione del flauto, oggi, è stata trainata al di fuori di certi circuiti due anni or sono da André 3000, il quale ha annientato qualsiasi rimostranza dell’assenza in campo rappistico con un album per solo flauto (ed effetti correlati), Mina, con “Existence / Resistance”, non segue alcuna scia, però, semplicemente rimarca l’esistente (rieccoci) e lo fa emergere. Tratta il suo strumento come entità trasversale, capace di produrre suoni e texture ambientali che rasentano l’elegiaco, ma non vi si soffermano.

Sintetizzatori e drum machine sono base per una rampa di lancio per lidi altri, fatti di groove a spinta minimale, che da vicino ricordano il lavoro “sommerso” di Burial, muovendosi tra pulsazioni, sample di voci esortanti alla lotta (qui presenti le incarnazioni di due nativi americani che danno corpo alla resistenza), col flauto a tagliare orizzontalmente impulsi world o facendosi proprio spina dorsale ritmica con una sua vocalità che sa di ancestrale, ma anche orizzonti post-tutto che aleggiano, dominando rarefatti le composizioni, disfacendo i comparti di suono per riassemblarli mutati ma sempre in continuità con un gusto elettronico in certi casi vicini all’Aphex Twin del periodo “Ambient Works”, ma vieppiù personale e mai derivativo (e nel 2025 ce n’è assoluto bisogno).

Il pensiero di Mina filtrato dal suo strumento è quindi testa di ponte verso la dicotomia che dà il titolo a questo lavoro di assoluta bellezza, la rende viva e vitale, è un respiro che diventa brezza, quasi una necessità per salvarci dalla claustrofobia che ci attanaglia.

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