Solence – Blue Monday Ep
Recensione del disco “Blue Monday EP” (Better Noise Music, 2025) dei Solence. A cura di Cinzia Milite.
Per oltre due decenni, i giganti del pop-disco e i mostri sacri delle boy band metal hanno agitato i sonni dei puristi del metal. La Svezia, il nostro “vicino” più prolifico in materia, ha dato un contributo notevole a questa scena con nomi come Amaranth, Dead By April e Smash Into Pieces. A questo gruppo si aggiungono i Solence, una band di Stoccolma che, operando da Los Angeles, sembra voler portare l’ibridazione musicale a un livello quasi esasperante.
Il loro sound è un miscuglio di generi: skedepunk, alt-rock, dubstep, drum’n’bass e metalcore si mescolano senza soluzione di continuità, accompagnati da rap, canto melodico e scariche di energia. Non basta: nel loro universo musicale trovano spazio anche echi di classica e arrangiamenti corali. Ma, al centro di tutto, restano melodie zuccherine e iper-orecchiabili, che attingono a piene mani da ogni angolo dello spettro musicale. Non sorprende che i membri della band, come il cantante Markus Videsäter e il chitarrista David Strääf, abbiano firmato brani per artisti pop del calibro di Jason Derulo e Bebe Rexha.
Con una presenza digitale impressionante – 300 milioni di stream e quasi un milione di ascoltatori mensili su Spotify – è chiaro che i Solence non si rivolgono ai puristi del metal, ma a un pubblico giovane, abituato a frammentare e ricomporre le categorie musicali. Recentemente, il gruppo ha firmato un contratto con la Better Noise Music, l’etichetta fondata dal manager dei Mötley Crüe, Allen Kovac. Il loro EP di debutto, “Blue Monday”, include remix elettronici del brano Good F**king Music (2021) e tre nuove b-side.
Se i remix superano il limite tra il metal e il pop elettronico, la colpa è probabilmente più dei remixer che della band. Tuttavia, i Solence peccano anche di quella vacuità lirica tipica di molta musica pop contemporanea, con testi che si appoggiano a banalità superficiali e pseudo-edificanti. F**k the Bad Vibes, per esempio, contiene un ironico omaggio a uno dei riff più abusati della storia del metal, ma il risultato ricorda una versione discount di “Pretty Fly (For a White Guy)” degli Offspring. A Banger a Day Keeps a Doctor Away si muove invece come la colonna sonora di un anime frenetico, senza una direzione chiara. E poi c’è Who You Gonna Call?, che ambisce a essere “divertente” ma suona semplicemente esasperante.
I Solence ci lasciano poco o nulla. Il loro scopo dichiarato è l’intrattenimento, ma per chi cerca musica che non sia solo un accumulo di stratagemmi che la rendano solo facile da ricordare, il risultato risulta fastidiosamente privo di sostanza. Ascoltarli è come lasciare che il cervello venga travolto da un turbine caotico: un’esperienza che, per chi ha un po’ di amor proprio, è meglio evitare.




