FKA Twigs – EUSEXUA

Recensione del disco “EUSEXUA” (Young/Atlantic, 2025) di FKA Twigs. A cura di Nicola Stufano.

FKA Twigs è senza dubbio una delle artiste che ha maggiormente lasciato il segno negli anni ’10. “LP1” è uscito poco più di dieci anni fa, ma è già considerato una pietra miliare dell’elettronica e dintorni, anche solo per il fatto di essere difficilmente catalogabile sotto un genere preciso, una sorta di dark r’n’b che ha segnato un nuovo punto di partenza per tanti musicisti e produttori, stimolandoli a cimentarsi in qualcosa di completamente nuovo ed efficace.

La forza di FKA Twigs sta nel suo carisma, che le ha permesso di tenere insieme con disinvoltura tutta una serie di apparenti contraddizioni: mettere il corpo abbondantemente in mostra (anche grazie alla sua consolidata esperienza di ballerina nei videoclip) ed essere apprezzata dal mondo femminista, parlare di sesso e usare parolacce con una incantevole voce soprana vellutata, innovare l’elettronica al punto tale da farsi acclamare dalla critica più esigente e al contempo concedere la sua musica in uno spot di profumo con Adam Driver protagonista, mantenere una certa street credibility attraverso l’impegno politico e partecipare alle sfilate di Valentino. 

La sua verve non le ha però impedito negli ultimi tempi di prendere qualche crepa. È tornata al cinema, dopo l’esordio in “Honey Boy” felice nelle recensioni, meno per gli strascichi lasciati dalla distruttiva relazione con Shia Leboeuf (ne fa cenno in Wanderlust ). Il remake The Crow è stato però un grande flop del 2024, al punto da valerle la nomination come peggiore attrice non protagonista ai Razzie Awards. È stata inoltre testimonial per Calvin Klein, in uno spot poi ritirato nel Regno Unito per l’accusa di propagandare l’immagine della donna-oggetto: una censura – ovviamente mal digerita e poi revocata – che sa di beffa per una personalità con la sua storia, episodio che la dice lunga sugli attuali corto-circuiti del politicamente corretto nei paesi anglosassoni. Tale spot era anche la prima anticipazione pubblica, attraverso un frammento di Striptease, di ciò che abbiamo ora tra le mani, ovvero “EUSEXUA”.

Cosa vuol dire? È un neologismo, che vuole esprimere una profonda sensazione di euforia al culmine di una intensa attività sessuale. L’ispirazione è giunta durante le riprese di The Crow, attraverso la cultura sotterranea di Praga dove venivano girate le riprese, e dove FKA Twigs ha conosciuto la stimolante comunità sotterranea locale. Il disco segna inequivocabilmente una virata verso il pop e soprattutto la dance revival, al punto che qualcuno ha paventato paragoni (abbastanza fragili) con “Ray of Light” di Madonna. Lo spirito-guida in questo percorso verso la dance è il produttore gallese Koreless, che ha lavorato su tutte le tracce ed è intervenuto in prima persona su Drums of Death, pregevole cesellamento di glitch che risulta essere il punto di passaggio più vicino alla storia pregressa di FKA Twigs.

Ma il resto lascia abbastanza interdetto un ascoltatore che ha stimato i suoi esordi. Certo, la svolta dance è palese e dichiarata, ma può essere affrontata in tanti modi. Quella di Kelly Lee Owens ad esempio, per quanto non rappresenti l’apice della sua carriera, è risultata abbastanza in continuità e coerente col suo percorso musicale. In “EUSEXUA” ci sono alcuni pezzi che funzionano, e altri che ne presentano una versione depotenziata e denaturata. In Girl Feels Good e Perfect Stranger non c’è niente che non vada bene, se fossimo qui a parlare di un disco di Madonna o di Kyle Minogue di 25 anni fa. Chidlike Things, come suggerisce il titolo, è orecchiabile a livello infantile e giustamente propone il featuring di una dodicenne: è North West, primogenita di Kanye e Kim Kardashan che stranamente a suo tempo non hanno visto i servizi sociali bussare a casa dopo essere passati dall’anagrafe. Sentire un’adolescente dire con cognizione di causa (ricordiamoci chi è suo padre) ‘Viva a Gesù’ in giapponese non è esattamente la prima cosa che mi viene in mente quando penso a un disco di FKA Twigs, evidentemente questa è un’altra di quelle contraddizioni che poi in qualche modo verrà chiarita. A proposito, tornando al cinema nel 2025 la nostra sarà nientemeno la madre di nostro Signore in un film horror sul giovane Gesù con Nicolas Cage. Promette bene, vero? 

Ci sono cose belle in questo disco, ci mancherebbe altro. La sopra citata Striptease, assieme a Sticky e 24hr Dog, fanno parte di quelle ballate oscure che avevano caratterizzato “Magdalene” e nelle quali la nostra Tahilah trova meglio l’equilibrio tra il sentimento e la ricercatezza musicale. A livello vocale si sente una forte volontà di ricerca della varietà, andando più volte a costruire linee meno delicate e più grintose, quasi alla Björk: è il caso di Room of Fools, pezzo nel quale cerca di flirtare con la drum’n’bass, cosa che si ripete più volte altrove. L’iniziativa è buona, ma sulla lunga distanza risulta un po’ ripetitiva. Infine, Wanderlust: una buona scrittura rovinata dal peggio autotune che sulla sua voce è un po’ come mettere la panna nella carbonara. 

Dev’essere difficile essere FKA Twigs. Quando hai influenzato la musica elettronica, sei entrata nelle mode con il tuo stile ed hai ammaliato la critica, al tuo terzo disco appena in 11 anni è normale che le aspettative siano altissime, esagerate. Ed è per questo che stiamo parlando di “EUSEXUA” come un mezzo passo falso, un disco che non ci farà impazzire come i precedenti.  

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