Federico Albanese – Blackbirds and the Sun of October
Recensione del disco “Blackbirds and the Sun of October” (XXIM Records/Sony Music) di Federico Albanese.
Cosa spinge un artista a solcare sentieri così poco commerciali rispetto al panorama musicale attuale? L’urgenza espressiva, sempre quella. E in Federico Albanese questa urgenza trova il connubio perfetto tra eleganza compositiva ed evocazione dei sentimenti. In un febbraio uggioso, il compositore milanese, trasferitosi a Berlino, torna con “Blackbirds And The Sun Of October”, quinto album di studio, ispirato e interamente scritto e registrato nel Monferrato. “Per quanto Berlino possa essere bella – è una città molto bella – è un altro tipo di bellezza rispetto al Monferrato. La campagna del Nord Italia in autunno è tutta un’altra storia” – afferma Federico, spiegando il cambiamento geografico voluto per il nuovo disco (cfr. i quattro dischi precedenti sono stati tutti interamente registrati nella capitale tedesca!).
Edito da XXIM Records, prestigiosa sub-label di Sony Music con cui l’artista ha già pubblicato, nel 2023, l’EP “Days of Passage”, il nuovo lavoro di Albanese “È un album sul ritorno a casa e sulla riconnessione,” – afferma lo stesso autore – “Soprattutto sull’eredità”.
La maestria compositiva di Federico Albanese già nota da tempo a pubblico e critica, viene riconfermata ancora una volta in “Blackbirds and the Sun of October”, progetto che racchiude incessante creatività, continua ricerca ed evoluzione di nuovi suoni e sperimentazioni. Il ciclo di tredici tracce che compongono il disco, infatti, riflette la profonda bellezza della natura piemontese: i colori, la fauna selvatica, l’alternarsi delle stagioni, la storia, i miti e le leggende tramandate di generazione in generazione. Tutto questo lo possiamo trovare nel fotogramma scelto per la copertina, in cui Federico respira un’alba (o forse un tramonto) completamente immerso nei colori della natura. Se i precedenti lavori di Albanese esploravano i temi della memoria, dei mondi interiori e dei paesaggi immaginari, “Blackbirds and the Sun of October” attinge direttamente dal mondo fisico che lo circonda: “Posso percepire la libertà in questa musica e c’è più positività in essa. Sento che è qualcosa di diverso rispetto a prima” – continua Albanese, riferendosi alla musica che sgorga in modo naturale, come un riflesso di ciò che lo circonda, e di quanto questo sia stato incoraggiante. Interessante è notare come il compositore abbia scelto di utilizzare, stavolta, un ricco arazzo di influenze musicali, mescolando la musica classica a suoni più contemporanei. Alcuni brani sembrano senza tempo, attingono alle tradizioni classiche e popolari della regione italiana, fiancheggiando altri decisamente più moderni e sperimentali.
Il viaggio cinematografico che Federico Albanese ci propone inizia con Into the Sun, brano solitario e luminoso; gli archi hanno qualcosa che ricorda atmosfere medievali. Segue Ulysses, brano elettronico con pianoforte sentimentale. Sembra di solcare ad occhi aperti il mare e, sullo sfondo, sentire il canto ipnotico delle sirene che porta alla pazzia. A Story Yet to Be Told è una traccia delicata e malinconica, dove i tasti del pianoforte si rincorrono senza tregua, quasi messi in fuga da qualcosa.
In Bloom le sonorità cambiano e diventano più cupe e frenetiche. Un brano asfissiante per piano e corde. Il clima si rasserena in The Prince and the Emperor, dove il pianoforte e gli archi raccontano la storia, avvenuta nel X secolo d.C., che vede protagonisti il cavaliere Aleramo e l’imperatore Ottone I, storia che continua poi qualche traccia più avanti con l’epica Adelasia, figlia dell’imperatore, innamorata di Aleramo (la leggenda di Aleramo del Monferrato è antichissima e molto nota, soprattutto in Piemonte, tanto da aver incuriosito negli anni scrittori e storici; uno fra tutti, Giosuè Carducci, che ne parla nella sua opera “Cavalleria e Umanesimo”).
La title-track, prima traccia ad essere stata scritta da Albanese una volta giunto a Monferrato, è invece una composizione più moderna, costruita intorno ad una linea di pianoforte e ad una batteria costante, con un accenno di oscurità che vortica sullo sfondo. “Blackbirds And The Sun Of October è il titolo che mi è sembrato appropriato fin dall’inizio: volevo trovare un’immagine che potesse catturare perfettamente l’essenza del luogo e del tempo in cui l’album ha iniziato a prendere forma,” – dichiara Federico – “I merli, la luce autunnale…c’era un senso di magia in quei momenti che volevo tradurre in musica. Trasmetteva tutti gli elementi che hanno reso questo album ciò che è”.
Your Spell e The Libertine sono tracce che brillano come la luce del sole sulla rugiada, profonde ed introspettive. Song for the Village, invece, è un brano dalle delicate sequenze di pianoforte e accompagnamento di archi. Le solenni Sway e Re-Sphere lasciano il posto alla calma delicata di Wallpaper of Dreams, che conclude il viaggio.
“Blackbirds and the Sun of October” di Federico Albanese è una sequenza cinematografica di tracce avvolgente, solenne, atmosferica, lontana anni luce dal mainstream a cui siamo abituati. E per questo ancora più preziosa. Il felice connubio tra trame classicheggianti e frequenze elettroniche rende il disco virtuoso e trova nei tasti bianchi e neri del pianoforte il suo punto fermo, confermando la limpida capacità del suo autore di sprigionare immagini dietro le palpebre chiuse dell’ascoltatore.




