Ludovico Einaudi – The Summer Portraits

Recensione del disco “The Summer Portraits” (Universal Classica, 2025) di Ludovico Einaudi. A cura di Angela Denise Laudato.

Sarà capitato a chiunque, almeno una volta, di ascoltare i brani introspettivi e atmosferici del pianista e compositore torinese Ludovico Einaudi. E sono certa di non essere smentita nell’affermare che ogni suo ascoltatore, storico o d’occasione, sia rimasto ammaliato dalle sue melodie e dal suo garbo (ahimè!) d’altri tempi ormai. Il successo internazionale arriva col l’album per pianoforte “Le onde” nel 1996 e con le successive collaborazioni con il mondo del cinema e del piccolo schermo. È bene sottolineare che stiamo parlando di un artista quasi alla soglia dei settant’anni che, lo scorso anno, si è classificato terzo tra gli artisti italiani più ascoltati su Spotify! Ebbene, instancabile e ancora ricco di ispirazione, torna con “The Summer Portraits”, diciassettesimo album in studio e un nuovo tour (già quasi sold out!) che partirà a metà febbraio da Rotterdam, passando per Manheim, Monaco e Parigi. 

“The Summer Portraits” è composto da tredici brani, tredici veri e propri ritratti musicali, alcuni dei quali sono stati registrati negli studi di Abbey Road, con la partecipazione del violino barocco di Théotime Langlois de Swarte e gli archi della Royal Philharmonic Orchestra diretta da Robert Ames; altri ancora sono stati registrati nello studio di Dogliani, sulle colline delle Langhe, in un’atmosfera più intima e personale con i musicisti che collaborano con Einaudi da molti anni, Federico Mecozzi, al violino e alla viola, Redi Hasa al violoncello e il polistrumentista Francesco Arcuri.

Il ciclo di tredici brani del disco ha trovato la sua ispirazione l’estate scorsa, quando, per le vacanze estive, Einaudi ha affittato una villa su un’isola del Mediterraneo, la quale conteneva tra gli arredi dei bellissimi dipinti a olio: “La prima cosa che notai salendo al primo piano della casa era che le pareti delle camere da letto erano decorate con tanti piccoli quadri a olio dipinti su legno che ritraevano angoli e vedute della natura circostante. Fiori, alberi, vedute più ampie del bosco con il mare in lontananza. Riflettevano tutti una certa vitalità solare che trasmetteva una certa allegria. La cosa mi incuriosì e dopo un po’, indagando, venni a sapere che questi quadri erano stati dipinti a metà del secolo scorso da una aristocratica signora romana che passava lunghi periodi d’estate in quella casa con la sua famiglia. Così ho cominciato a ripensare alle mie estati, a quell’arco di tempo in cui la mia vita era strettamente legata ai sensi e alle emozioni, quando i giorni erano lunghi come mesi e i mesi come anni, e ogni giorno era un’esperienza in cui la natura ne era parte fondamentale, noi stessi eravamo natura” – afferma Einaudi“Una stagione meravigliosa legata ai momenti più belli della nostra vita. Così ho iniziato a realizzare i miei dipinti con la musica. Questo album è dedicato a tutti i ricordi delle nostre infinite estati, a tutti i nostri momenti più belli”.

La copertina scelta per il disco sembra quasi quella di un romanzo estivo: un fotogramma di una ragazza immersa in un’acqua cristallina, il quale ha un sapore decisamente vintage, di estati passate.

“The Summer Portraits” è una tela di ampi paesaggi sonori e orchestrali, che creano un’atmosfera intima e personale con l’ascoltatore. Il flusso di lontani ricordi estivi e del chiacchiericcio sulla spiaggia inizia con Rose Bay e i suoi archi trionfanti ed evocativi. Punta Bianca, invece, presenta pennellate più inquiete e intimiste. Segue la terza traccia, Sequence, coi suoi sei minuti di note malinconiche e avvolgenti, probabilmente una delle tracce migliori dell’intero disco che conferma la maestria compositiva di Einaudi

Pathos è un racconto a due, tra pianoforte e archi, di suoni profondi e concreti, dove la musica abbatte il muro del reale, così come nella successiva To Be Sun, traccia lucente e catartica. C’è sempre qualcosa di terapeutico nelle sonorità di Einaudi, capaci di riempire di ossigeno la mente e il cuore e brani come Jay ne sono la prova. In Memory of a Dream sembra fatta della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni. E i ricordi. Le note si disperdono nell’aria come frammenti di vetro, per poi diventare farfalle leggere lontanissime da quella che è la realtà fisica che ci circonda. A seguire, troviamo l’emotiva In Limine e l’eleganza delle note create coi tasti bianchi e neri di un pianoforte. Summer Song e sulla stessa scia Oil on Wood, profumano di acqua cristallina e sale e suonano di mente che riemerge a galla in un ciclico riappacificarsi coi ricordi a tinte ocra. Episode One e Maria Callas si tingono di foschia nel loro alternarsi di arpeggi e tonalità per lasciare poi la strada alla riflessiva Santiago, traccia che chiude il disco. Come non pensare ai chilometri del famoso Cammino di Santiago, famosa e antica via di pellegrinaggio? Così come lungo il famoso itinerario i fedeli si incamminano verso il loro personale percorso di redenzione, così l’ascoltatore che si accinge ad ascoltare il ciclo di “The Summer Portraits” attraversa un lungo viaggio interiore tra ricordi frammentati per giungere alla propria catarsi. 

“The Summer Portraits” di Ludovico Einaudi è un album fotografico di polaroid sbiadite, da cui rifioriscono e riprendono colore ricordi di sole, di acqua e di sale di qualche estate fa, mentre gli archi, il piano e le sonorità orchestrali diventano magicamente quadri dipinti ad olio, da appendere alle pareti delle proprie stanze del cuore. 

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