Corde Oblique – Cries and Whispers
Recensione del disco “Cries and Whispers” (The Stones Of Naples Records, 2025) dei Corde Oblique. A cura di Paolo Esposito.
Erano fermi da un po’ i Corde Oblique. Nel 2020 avevano pubblicato l’ottimo “The Moon Is a Dry Bone”, riscontrando i favori della critica e un’ulteriore cementificazione della loro fanbase. Il progetto che Riccardo Prencipe porta avanti ormai da vent’anni – spargendo pillole di folk-gaze in salsa metal, uniti a precisi riferimenti culturali – arriva al capitolo numero 8 con “Cries and Whispers”, un doppio album ispirato all’omonimo film di Ingmar Bargman del 1972. La critica a suo tempo sottolineò in modo abbastanza concorde l’utilizzo dei colori da parte del maestro di Uppsala, associati ciascuno a uno stato d’animo: rosso per il dolore, nero per il lutto, tonalità riprese nell’artwork di copertina da Hardijanto Budiman, un artista visuale indonesiano vincitore di diversi premi internazionali.
“Cries and Whispers” conta 12 tracce ed è diviso in due parti o volumi: le prime sei tracce si ispirano a sonorità che vanno dal post metal al folk-gaze, a seguire trame dark ed ethno-folk. Tra essi vi sono10 brani inediti, composti arrangiati e suonati da Riccardo Prencipe, ai quali si aggiungono due omaggi. I due volumi sono identificati con gli elementi che danno il titolo al disco: le grida e i sussurri. Tutto è sospeso tra disperazione e intimità.
L’iniziale The Nightingale and the Rose rappresenta già un portale sospeso sull’infinito: un violino e un piano che si incrociano, un piatto in lontananza a scandire il tempo e la voce di Rita Saviano a descrivere gli attimi d’attesa che ci separano dagli squarci di chitarra elettrica – imbastiti da Riccardo – e da una batteria che prendono la scena e la trasformano in una composizione prog-metal. Una brusca interruzione, il risveglio da un incubo che riporta alla realtà eterea di Leaver, che con il suo incedere e il tornare su se stessa conduce a John Ruskin, il punto più alto del disco per vastità e varietà compositiva, una cavalcata di oltre sei minuti e mezzo che incarna la doppia anima metallico-tradizionale di cui si compone la prima parte del disco.
Riverberi di batteria aprono The Father Child, una sognante ballad che apre le ali e plana grazie a perenni delay chitarristici, tanti ricami e un rientro alla base grazie al piano, che conduce in punta di piedi verso A Step to Lose the Balance, che gioca efficacemente su due riff contemporanei che si rincorrono prima di scontrarsi e dar vita all’ennesima esplosione elettrica, che aumenta il pathos in modo esponenziale. Il primo volume è chiuso dall’intenso spoken words – con la splendida voce dell’attrice Maddalena Crippa – di Christmas Carol, in cui alla voce si accompagna un malinconico pianoforte.
La seconda parte di “Cries and Whispers” è di indole dark-folk e si apre con la struggente Bruegel’s dance, scandita da una chitarra acustica che inizia a suonare in tonalità minore. Le lacrime lasciano spazio al racconto vocale di Eleusa consumpta, cantata in una lingua spazio-temporalmente lontana e arricchita di suoni allo stesso tempo celtici e mediterranei. E quando ormai è il caso di chiedersi quale altro gruppo al mondo mescoli così bene sonorità folk, shoegaze e metal, ecco spuntare Souvenirs d’un Autre Monde, una cover degli Alcest rivista in chiave acustica.
A proposito di musica tradizionale, probabilmente non esiste al mondo qualcosa di più identitario del tango, ed ecco che l’omaggio parte dal sud Italia, con Tango di Gaeta. Sulla stessa falsariga si muove Selfish Giant, una ninna nanna che profuma di campagna paneuropea, sottolineata da un cantato profondo, quasi disperato, ma che non arretra. La chiusura – affidata alla meravigliosa Gnossienne no. 1 – è un omaggio al chitarrista spagnolo Francisco Tarrega, considerato uno dei più influenti compositori moderni e uno dei principali artefici della moderna tecnica per chitarra classica.
Ai Corde Oblique e al loro “Cries and Whispers” non servono ulteriori parole, né tanto meno dettagli sulla pienezza di un disco straripante dalla prima all’ultima nota. È appena il caso di dire che si farà davvero fatica a trovarne di migliori quest’anno.




