Scour – Gold

Recensione del disco “Gold” (Nuclear Blast Records/Housecore Records, 2025) degli Scour. A cura di Emanuela Carsana.

Se pensavi che gli Scour potessero in qualche modo addolcirsi, “Gold “ arriva come un calcio nelle parti basse per ricordarti che no, non è affatto così. Gli Scour non hanno perso il loro tocco brutale, anzi, sembrano aver affilato ulteriormente le loro lame liriche e musicali, affondando nei temi più oscuri con la gioia di chi sa di essere cattivo e se ne vanta.

Gold non è solo un brano, è un manifesto di malvagità condensato in pochi minuti di pura, indistillata violenza sonora. Dal primo ruggito di Philip H. Anselmo, sei trascinato in un vortice di rabbia che non chiede scusa né perdono. I testi sono un pugno in faccia al politicamente corretto, sfidando apertamente chi ascolta a immergersi in un mondo dove il male è moneta corrente e l’anima costa meno di un dollaro.

La traccia si apre con un assalto infernale di chitarre, dove i riff taglienti di Derek Engemann e Mark Kloeppel ti trascinano giù, in una spirale di discesa verso l’abisso. John Jarvis al basso e Adam Jarvis alla batteria non sono da meno, martellando i loro strumenti come se stessero cercando di svegliare i demoni personali di ogni ascoltatore.

Liricamente, Evil esplora l’avidità umana con una sincerità brutale, dipingendo immagini di un capitalismo demoniaco dove tutto è permesso e niente è sacro. “All of us are evil,” grida Anselmo, un mantra che ti segue anche dopo che la traccia finisce, echeggiando nelle parti più oscure della tua coscienza.

Se stai cercando una ninna nanna per i tuoi figli, passa oltre. “Gold” degli Scour è la colonna sonora per il tuo prossimo disturbo della quiete pubblica. È crudo, è violento, è onestamente tutto ciò che vorresti da un brano che non finge di essere qualcosa di diverso da un bellissimo disastro sonoro. Ascoltalo a tuo rischio e pericolo, e ricorda: gli Scour non sono qui per farti sentire meglio, sono qui per scuotere il peggio fuori di te.

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