-(16)- – Guides for the Misguided
Recensione del disco “Guides for the Misguided” (Relapse Records, 2025) dei -(16)-. A cura di Emanuela Carsana.
Se un disco sludge metal potesse abbracciarti mentre ti sussurra che tutto andrà male, probabilmente suonerebbe come “Guides for the Misguided“. I -(16)- celebrano i loro 35 anni di carriera con un album che è una vera dichiarazione d’intenti: pesante, oscuro, ma incredibilmente espressivo. Pubblicato da Relapse Records, questo lavoro è un viaggio tra il dolore e l’alienazione, con momenti di inaspettata bellezza sepolti sotto tonnellate di distorsione.
I -(16)- hanno sempre esplorato temi di dipendenza, disillusione e disperazione, e “Guides for the Misguided” non fa eccezione. Il titolo stesso suggerisce una guida per coloro che hanno perso la strada, ma senza alcuna promessa di redenzione. Blood Atonement Blues è forse il brano più evocativo: un’apertura con pianoforte malinconico, che si trasforma in un’onda sonora soffocante. Il testo affronta l’idea di colpa e sacrificio, con immagini forti e disturbanti. Altro momento chiave è Proudly Damned, un brano che sembra urlare direttamente in faccia agli ascoltatori, mentre Kick Out The Chair chiude l’album con un senso di fatalismo assoluto, quasi come un testamento musicale.
Oltre ai brani originali, i -(16)- rendono omaggio alle loro influenze con due cover sorprendenti: Give Thanks and Praises dei Bad Brains e The Tower dei Superchunk. Due mondi apparentemente opposti – il primo un classico hardcore reggae-punk, il secondo un pezzo indie rock alternativo – che i -(16)- trasformano in mantra distruttivi. Le reinterpretazioni sono dense, sporche e cariche di intensità, dimostrando che la band non ha paura di esplorare nuove direzioni, pur rimanendo fedele al proprio sound.
“Guides for the Misguided” è un viaggio nella sofferenza, un pugno nello stomaco che riesce però a essere sorprendentemente poetico. C’è una bellezza nella sua tragicità, un romanticismo nel suo caos. Se ti piacciono band come Crowbar, Eyehategod o Melvins, questo album è una tappa obbligata. Se invece cerchi qualcosa di rassicurante…beh, ti conviene guardare altrove.




