DARKSIDE – Nothing
Recensione del disco “Nothing” (Matador, 2025) dei DARKSIDE. A cura di Davide Bonfanti.
Sarebbe semplice scrivere una recensione impregnata di retorica su “Nothing”, il terzo album di Darkside, progetto nato dalle menti del producer Nicolas Jaar e del polistrumentista Dave Harrington. Sarebbe semplice infilare una dopo l’altra una serie di frasi di circostanza volte a sottolineare quanto questa nuova uscita sia un imprescindibile passo avanti nella loro produzione artistica – suscitando così la compiaciuta approvazione di voi che mi leggete. Dopotutto stiamo parlando di un progetto fondato da uno dei più grandi musicisti di elettronica dell’ultimo decennio, capace con il suo tocco – ecco, vedete quanto sarebbe semplice?
Questo modo di procedere, tuttavia, credo non renderebbe giustizia né al disco, né tantomeno alle persone coinvolte – oltre ai già citati Jaar e Harrington, il percussionista Tlacael Esparza, unitosi nel 2022 e qui alla sua prima prova in studio. Se c’è una cosa di cui i dischi di Jaar sono sempre stati privi, infatti, è proprio la retorica: quella che deriva dall’essere uno dei compositori più pompati degli anni Duemila, o dalla facile intellettualizzazione artistica che potrebbe seguire ogni uscita. Piuttosto, fin dagli esordi l’impressione è quella di una assoluta schiettezza e libertà nel portare avanti la propria ricerca, qualunque direzione essa prendesse – fossero i dischi usciti a proprio nome, le incursioni nel clubbing di Against All Logic, o appunto le nebbie elettropsichiche di Darkside.
Da questo punto di vista, “Nothing” non fa eccezione. È chiaro fin dai primi minuti che la chiave di volta del disco è ancora una volta il puro e semplice amore per la creazione musicale, scevro da qualsivoglia interposizione; il desiderio di provare, giocare, sperimentare, vedere come va per poi tornare indietro e di nuovo avanti, senza fine. Prova ne sono le molteplici sfaccettature che i brani tendono ad assumere, quasi fossero caleidoscopici poliedri pronti a mutare faccia ad ogni cambio di prospettiva.
Con “Nothing”, i Darkside hanno spalancato le finestre sulla loro musica, permettendo alle più svariate influenze di entrare e adagiarsi negli angoli più impensati. S.N.C riprende le psichedelie a cui ci aveva abituati il gruppo, e le arricchisce con una spolverata revivalistica di funk. La successiva Are You Tired? (Keep On Singing) unisce la rilassatezza ambient del Jaar più classico ad un soleggiato giro di chitarra latina. Il terzo esempio – ma se ne potrebbero fare ancora molti – ci viene offerto dalla seguente Graucha Max, che rimbalza tra afrobeat e vaghe distorsioni industrial, per terminare in una imprevista ma azzeccata chiusa dembow.
È proprio in queste sfaccettature e nel loro continuo intersecarsi che si cela quello che è il senso ultimo di questo disco. Il risultato è sicuramente diverso da quello a cui la carriera dei Darkside – o quelle dei singoli componenti – ci ha abituati, e mostra molti aspetti inediti del sound del trio; ma proprio questa imprevista riconfigurazione rivela tutte le potenzialità ancora custodite in questo progetto – sperando soltanto di non dover attendere altri otto anni.




