Jason Isbell – Foxes in the Snow
Recensione del disco “Foxes in the Snow” (Southeastern Records/Thirty Tigers, 2025) di Jason Isbell. A cura di Maria Macchia.
Per i cultori del genere Americana quello di Jason Isbell è sicuramente un nome noto, quello di un songwriter di grande raffinatezza, vincitore di ben sei Grammi Awards. Originario dell’Alabama, classe 1979, da adolescente Isbell segue la scena musicale locale. A 22 anni si unisce ai Drive-By Truckers, con i quali suona per sei anni; in seguito, nel 2009, fonda i 400 Unit, con cui incide diversi album portando avanti parallelamente la propria attività solista. Il suo quarto full length “Southeastern” è un’autentica rivelazione agli Americana Music Awards del 2014, tanto che Jason conquista i titoli di miglior artista, miglior album e migliore canzone (Cover Me Up) dell’anno, ricevendo anche gli apprezzamenti di Bruce Springsteen e John Prine; il full length successivo, “Something More Than Free”, ottiene a sua volta numerosi riconoscimenti. A distanza di un decennio da questo pluripremiato lavoro e a due dall’ultimo LP registrato con i 400 Unit, “Weathervanes”, anch’esso insignito di due Grammy, l’artista ora ha realizzato un disco interamente acustico, “Foxes in the Snow”.
Le undici tracce che compongono “Foxes in the Snow” sono state registrate nell’ottobre 2024 presso i rinomati Electric Lady Studios di New York, nell’arco di soli cinque giorni. Unica compagna d’avventura di Jason, una chitarra Martin 0-17 del 1940: in una veste così essenziale le composizioni consentono all’artista di esprimere al meglio la sua vocalità e il proprio talento chitarristico. Non solo: la scrittura e l’interpretazione di queste canzoni, che toccano tematiche universali come lo scorrere del tempo e il sentimento d’amore nelle sue varie sfaccettature, acquisiscono una sorta di qualità catartica, proprio perché realizzate “in solitaria”. Isbell, infatti, non esita a mostrare attraverso i vari brani ferite e cicatrici lasciategli dalle drammatiche esperienze da lui vissute: recente, infatti, è il divorzio da Amanda Shires, compagna di lavoro oltre che di vita, e problematica è stata la sua dipendenza dall’alcool, contro la quale ha lottato per molti anni.
Bury Me, il brano di apertura, esordisce a cappella. È una riflessione sulla caducità dell’esistenza e al tempo stesso una dichiarazione di attaccamento alla vita: in essa sono presenti cenni all’alcolismo (“and there were bars…”), ma è come se l’io lirico volesse congedarsi da tutto ciò che ha generato dolore a sé e agli altri e chiudere i conti con il proprio passato. Un’atmosfera ariosa e solare pervade Ride to Robert’s, dedicata ad una figura femminile rassicurante e caratterizzata da particolare virtuosismo, mentre Eileen è intrisa di malinconia e rimpianto. A seguire, Don’t Be Tough è un invito alla tenerezza e a schiudersi all’amore, una sorta di manuale di “istruzioni per la vita”. Il delicato finger picking di Open and Close accompagna poi considerazioni sul passare del tempo (“day after day passes by”) e sulla necessità di aprirsi, ancora una volta, al sentimento.
La title track è una canzone d’amore di struggente bellezza che descrive un rapporto di coppia non esente da sofferenza, in cui ciò che conta è sapersi mettere a nudo e far sì che il partner ci possa comprendere anche nelle nostre debolezze: “I love the way she sees the child inside the man”. Wind Behind the Rain, infine, chiude la sequenza con un messaggio di speranza e di redenzione.
L’ultimo periodo ha visto per Jason Isbell l’alternarsi di ombre, quelle delle sue difficoltà personali, e di luci – i successi discografici ed il buon riscontro della sua performance di attore in “Killers of the Flower Moon” di Martin Scorsese accanto a Robert De Niro e Leonardo Di Caprio. Auspichiamo, dunque, che “Foxes in the Snow” possa essere un’ulteriore tappa positiva del percorso artistico di un cantautore che impersona il punto d’incontro tra il songwriting della tradizione (Jason ha sempre considerato Bob Dylan un riferimento, al punto da tatuarsi sul braccio il verso di una sua canzone, ma è molto legato anche alla scena roots dell’Alabama) e le nuove tendenze in atto nel panorama Americana.




